Questo blog è una diretta conseguenza della L. 180/78, meglio nota come Legge Basaglia (graduale chiusura dei manicomi). Essendo uno degli scampati, posso ancora aggirarmi a piede libero sia per le strade della vita reale che per quelle del web. Il blog si propone, soprattutto, un approfondimento ironico su vicende e/o tematiche della zona Loreto Sbarre di Reggio Calabria, nel tentativo (molto difficile) di recuperare un'identità di quartiere che rischia di andare irrimediabilmente perduta.
venerdì 21 febbraio 2020
Noi non ci Sanremo - Finale 0
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Concludiamo la nostra breve rassegna selezionando, fra le edizioni del Festival di Sanremo con finale 0 (1960, 1970, ecc.), quella del 1980 cui parteciparono gli Armonium con Ti desidero, pezzo melodico tradizionale e, pertanto, ufficialmente inviso anche se a livello radiofonico spopolava davvero.
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Fra le edizioni del Festival di Sanremo con finale 9 (1959, 1969, ecc.), abbiamo selezionato quella del 1979 cui partecipò il comico Enrico Beruschi con Sarà un fiore?, pezzo in simil Squallor (non per niente c'era il genialoide Daniele Pace fra gli autori) dal quale ufficialmente si prendevano le distanze, mentre ufficiosamente...
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Fra i Festival di Sanremo con finale 8 (1958, 1968, ecc.), abbiamo selezionato l'edizione 1988 cui partecipò l'arzigogolato gruppo de I figli di Bubba, assemblato per l'occasione dal grande Mauro Pagani e subito dopo disciolto, con Nella valle dei Timbales, un pezzo inizialmente sottovalutato ma che, gradualmente, incontrò il favore degli ascoltatori, anche se per qualcuno di loro era imbarazzante ammetterlo.
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Fra le edizioni del Festival di Sanremo con finale 7 (1957, 1967, ecc.), abbiamo selezionato quella del 1977, cui partecipò uno snobbatissimo Umberto Napolitano (più fortunato come autore che come interprete) col pezzo melodico Con te ci sto, ufficialmente fuori moda ma programmatissimo nelle radio libere, specialmente nelle trasmissioni di dediche e richieste.
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Fra le edizioni del Festival di Sanremo con finale 6 (1956, 1966, ecc.), abbiamo scelto quella del 1966 a cui partecipò - esclusivamente come interprete - un esordiente Lucio Dalla con Pafff bum, pezzo subito eliminato dalle giurie e mai riproposto da Dalla nei suoi live da solista perché gli creava notevole imbarazzo. Buona parte del pubblico la pensava ufficialmente come lui però, sotto sotto...
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Fra i festival con finale 5 (1955, 1965, ecc.), ci piace ricordare l'edizione 1985 cui prese parte Peppino Di Capri, considerato dai più come un pezzo di antiquariato, col vivace E mò e mò, che conquistò istantaneamente - malgrado fosse difficile ammetterlo - le simpatie di buona parte del pubblico.
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Fra le canzoni imbarazzanti ma gradevoli che hanno contrassegnato i Festival di Sanremo con finale 4 (1954, 1964, ecc.), non possiamo non citare Una vecchia canzone italiana, presentata nel 1994 dall'improbabile Squadra Italia (gran calderone di cantanti bolliti o quasi). Il pubblico era pregiudizialmente pronto a spernacchiarli ma poi, invece...
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Oggi esaminiamo i Festival di Sanremo con finale 3 (1953, 1963, ecc.) e individuiamo la canzone imbarazzante ma gradevole in un pezzo dell'edizione 1983. Vi garantiamo che, mentre le giurie ufficiali promuovevano Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà - ignorando, probabilmente, certe analogie con la colonna sonora di Ufficiale e gentiluomo - e, di contro, il verdetto popolare premiava L'italiano di Toto Cutugno, per molti giorni la canzone più canticchiata dagli italiani è stata Mi sono innamorato di mia moglie (autore il genialoide Daniele Pace) di Gianni Nazzaro.
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente
rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i
primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione
appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o
fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve
rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto
sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì
da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle
nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Fra le edizioni festivaliere con finale 2 (1952, 1962, ecc.), la nostra memoria ha estratto un pezzo del 1982: si tratta di "Quando incontri l'amore" dei Milk and Coffee, particolarmente gradito agli adolescenti dell'epoca che, però, avevano molte remore nell'ammettere questa loro preferenza.Insomma, era una canzone che girava tantissimo in radio ma, quanto a vendite, rimase una perfetta sconosciuta alle classifiche dell'epoca. D'altra parte, i tempi stavano cambiando e il sentimentalismo di certe band made in Italy (Collage, Santo California, Giardino dei Semplici, Cugini di Campagna, ecc.) si avviava inesorabilmente a progressiva rottamazione.
Pressato da qualche fedele lettore che mi ha amichevolmente rimproverato la carenza di un'originale iniziativa per celebrare i primi 70 anni del Festival di Sanremo, propongo - a manifestazione appena conclusa - una rubrica in 10 puntate che - probabilmente e/o fortunatamente - potrebbe non vantare precedente alcuno: una breve rassegna di canzoni sanremesi ufficialmente vilipese ma che - sotto sotto - risultano tuttora gradite ad ampia parte del popolare palato, sì da assurgere, in qualche caso, a inoppugnabile testimonianza delle nostre piccole ipocrisie quotidiane. Oggi esaminiano gli anni con finale 1 (1951, 1961, ecc.) e il nostro simil outing cade sull'edizione del 1981, durante la quale - ne siamo diretti testimoni - ebbe vasti quanto quasi incoffessabili riscontri la pressoché dimenticata Jo Chiarello - prodotta e scoperta, probabilmente in ogni senso, da Franco Califano - con Che brutto affare, in cui il testo dell'indimenticato Califfo destrutturava (ironicamente?) certe sue periodiche spacconate virili. Il pezzo passava molto spesso in radio, erano davvero in tanti a canticchiarlo ma guai se glielo facevi notare...