Questo blog è una diretta conseguenza della L. 180/78, meglio nota come Legge Basaglia (graduale chiusura dei manicomi). Essendo uno degli scampati, posso ancora aggirarmi a piede libero sia per le strade della vita reale che per quelle del web. Il blog si propone, soprattutto, un approfondimento ironico su vicende e/o tematiche della zona Loreto Sbarre di Reggio Calabria, nel tentativo (molto difficile) di recuperare un'identità di quartiere che rischia di andare irrimediabilmente perduta.
venerdì 9 dicembre 2011
Radio Estrema
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Per l'ultimo appuntamento con questa radio tematica (da Lunedì partirà il palinsesto natalizio), non potevamo che selezionare un pezzo testamentario, ossia Il Testamento per eccellenza, che - ovviamente - è quello di Fabrizio De Andrè.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
L'angoscia di chi percepisce un evento letale imminente ma, al contempo, è costretto ad infondere serenità a colui che è prossimo al trapasso: è il dramma cantato magistralmente da Giorgio Gaber in L'amico, che vi proponiamo in versione live (d'annata).
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Tramite il pezzo che proponiamo oggi, sarà possibile ripercorrere la triste parabola del cantautore Luigi Tenco. Eccovi, dunque, le Pecore Nere con Ricordo un ragazzo.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Questa volta a rendere l'anima a Dio è Il matto del villaggio di cui canta Nicola Di Bari nel video seguente (estratto da YouTube).
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Oggi, per il tramite della straordinaria interpretazione di Gigi Proietti, riscopriremo un noto pezzo riferito ad un amore ormai impossibile da recuperare, causa decisione estrema della controparte: Barcarolo romano.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Nella canzone che vi proponiamo oggi, un moribondo redige il proprio testamento nel delirio immediatamente precedente il trapasso, con tutte le incongruenze del caso. Eccovi, dunque, gli Squallor con Testamento specifico.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, in ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) questa virtuale radio tematica vi sta proponendo una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto. Data la ricorrenza odierna, questa settimana si raddoppia (anche come numero di morti, che nella canzone proposta oggi sono due).
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
La scelta musicale di oggi ci è stata suggerita - purtroppo - dalla tragica vicenda che, appena Domenica scorsa, ha scosso sia il mondo del motociclismo che quello ad esso esterno.
Il bel video prescelto, estratto da YouTube, riprende quello che, se non andiamo errati, resta il più grande successo discografico di Patrizio Sandrelli, ossia Fratello in amore, e ci obbliga, altresì, ad una premessa che cercheremo di non rendere troppo prolissa al fine di non annoiare eccessivamente i lettori. La canzone fu scritta in ricordo di Alessandro Momo, giovanissimo attore ormai lanciato nel firmamento della cinematografia italiana grazie ai ruoli davvero azzeccati che ricoprì in celebri film dei primi anni 70: fu l'adolescente svezzato da Laura Antonelli in Malizia e l'accompagnatore dell'ufficiale cieco Vittorio Gasmann in Profumo di donna. La notorietà lo portò, come in genere avviene ai divi, ad avere flirt di un certo rilievo, fra cui uno - invidiatissimo e fatale - con Eleonora Giorgi. Fu quest'ultima, infatti, ad imprestargli una moto di grossa cilindrata che Alessandro, non ancora ventunenne, non avrebbe potuto guidare. Il destino ha voluto che andasse a sbattere contro un taxi che aveva frenato di colpo e, sbalzato dalla motocicletta, facesse un volo di almeno trenta metri. L'intervento chirurgico cui fu tempestivamente sottoposto, non riuscì, purtroppo, a salvargli la vita.
La stessa Eleonora Giorgi, peraltro, fu indagata per incauto affidamento dal giudice istruttore Antonino Scopelliti (dovrebbe essere lo stesso che, circa venti anni dopo, avrebbe trovato la morte a causa del noto agguato mafioso a Campo Calabro) e poi prosciolta dall'accusa per aver dimostrato, grazie a diverse testimonianze, comprese quelle dei familiari di Alessandro Momo, che quest'ultimo - forse ritenendosi un po' penalizzato dalla sua faccia da ragazzino - aveva sempre dichiarato un'età maggiore rispetto a quella reale.
Con l'occasione, ci viene spontaneo ricordare un vecchio sauro del Loreto, Antonino G., anch'egli prematuramente deceduto, circa 15 anni addietro, a causa di un incidente con la moto.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Guai all'ira dei miti: potrebbe condurre a conseguenze assolutamente definitive, come nel caso de L'Armando di Enzo Jannacci.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Talvolta la vita ci presenta un conto che non può essere estinto (specialmente se di mezzo c'è proprio qualcuno che si è estinto).
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Talvolta un amore tradito può condurre ad imprevedibili conseguenze drammatiche, cui una cattiva coscienza può addirittura attribuire carattere risarcitorio.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Quello che vi proponiamo oggi è un pezzo che si caratterizza, principalmente, per l'inusitata onestà concettuale di un'inconsolabile vedova che, piangendo sul cadavere ancora caldo del marito, rievoca lucidamente i comune percorsi sentimentali e di vita, non disdegnando di soffermarsi anche sugli aspetti più imbarazzanti dei medesimi.
Tutti sappiamo, purtroppo, che l'unica certezza che la vita ci regala è la morte, ma è un'evidenza che - per un'istintiva forma di autodifesa - releghiamo nei più oscuri recessi della nostra mente. Peccato, però, che la quotidianità proponga certe lugubri presenze tese a ricordarci costantemente - con le loro esiziali considerazioni - quello che sarà il triste esito finale della nostra esperienza terrena. Sotto l'alto patrocinio del più funereo individuo che abbia mai calcato il sagrato del Loreto, questa virtuale radio tematica vi presenterà per ogni autunnale Venerdì (il giorno penitenziale per eccellenza) una rassegna di canzoni in cui - inesorabilmente - ci scappa sempre il morto.
Inauguriamo questa nuova etichetta con una produzione del primissimoClaudio Baglioni, che ci propone il pezzo più drammatico della sua sterminata discografia.