Questo blog è una diretta conseguenza della L. 180/78, meglio nota come Legge Basaglia (graduale chiusura dei manicomi). Essendo uno degli scampati, posso ancora aggirarmi a piede libero sia per le strade della vita reale che per quelle del web. Il blog si propone, soprattutto, un approfondimento ironico su vicende e/o tematiche della zona Loreto Sbarre di Reggio Calabria, nel tentativo (molto difficile) di recuperare un'identità di quartiere che rischia di andare irrimediabilmente perduta.
domenica 26 ottobre 2014
Radio Sexy
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo saltuariamente di ripescare quelle più meritevoli. Oggi riesumiamo questa nostra singolare radio tematica al solo scopo di omaggiare Lilli Carati, l'attrice scomparsa nei giorni scorsi dopo quasi un trentennio di indicibili sofferenze. Nessuno ci accusi di deviare su quei territori agiografici che, nell'immediata fase post-mortem, si tende a far calcare anche ai peggiori soggetti che abbiano abitato il pianeta Terra, se affermiamo che la povera Lilli era sicuramente migliore rispetto alla considerazione mediamente riservatale dal nostro star-system: si pensi che, a un certo punto, finanche Carmelo Bene - nel periodo in cui la sua presenza scenica coincideva, di fatto, con il grande teatro italiano - ipotizzava di poterne fare un'attrice completa. Purtroppo il nostro scalcagnato Stivale non ha, in genere, eccessivi riguardi per coloro che vorrebbero preservare la propria intelligenza da certi inevitabili mercimoni ambientali e anzi, il più delle volte, riesce a demotivarli fino a svilirne le più legittime ambizioni. Ricordiamo Lilli Carati con i titoli di testa di Avere vent'anni, il suo film più riuscito e, ormai, definitivamente riabilitato dopo l'inaspettato gradimento pubblicamente espresso da Quentin Tarantino (sebbene sorga spontaneo domandarsi se il noto regista sia rimasto maggiormente inebriato dai contenuti della pellicola o da quell'irripetibile cocktail estetico derivante dalla sensualissima miscela fra Gloria Guida e Lilli Carati). Per la cronaca: la musica è di Franco Campanino, il testo di Ferdinando Di Leo (regista del film) e la voce è quella di Gloria Guida.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di qualche Martedì invernale tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Anche in occasione di questo appuntamento, omaggiamo il maestro Gianni Ferrio, scomparso di recente. La nostra scelta è caduta sui titoli di testa de La poliziotta (anche se, in realtà, si trattava di una vigilessa), pellicola precognitiva di Steno risalente al 1975, che lanciò nell'olimpo del cinema nostrano Mariangela Melato (David di Donatello come miglior attrice protagonista). L'autore del video sottostante (estratto da YouTube) ha postato la colonna sonora esatta, abbinandola, però, ad immagini (che - si spera - non distolgano troppo dall'ascolto) riferentesi ai mediocri seguiti apocrifi con Edwige Fenech. Tali produzioni, infatti, non possono essere classificate come sequel del film di Steno, nonostante Mario Carotenuto e Alvaro Vitali continuino a interpretare, praticamente, gli stessi ruoli della pellicola primigenia.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di qualche Martedì invernale tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Oggi omaggiamo il noto compositore Riz Ortolani, scomparso nei giorni scorsi, con il tema portante della colonna sonora composta per il film Le calde notti diLady Hamilton.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di qualche Martedì autunnale tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Oggi deroghiamo alla consueta qualità delle nostre proposte musicali per virare dalle parti del trash: non sapremmo, infatti, come altro qualificare questa Prima esperienza di Luca D'Ammonio. Il pezzo (censurato dalla RAI), che non sfiorò neanche lontanamente l'exploit di vendite raggiunto qualche mese prima con Ragazzina (già presentato su questa stessa etichetta) e, di conseguenza, decretò la giusta e definitiva esautorazione del D'Ammonio dalla nostra musica leggera, merita comunque di essere ascoltato per comprendere quanto si siano modificati, in poco meno di 40 anni, i nostri costumi.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di qualche Martedì autunnale tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Omaggiamo ancora una volta, a poche settimane dalla sua scomparsa, il maestro Gianni Ferrio, proponendovi i titoli di testa de La compagna di banco, filmetto di poco conto diretto da Mariano Laurenti intorno alla metà dei '70.
E, con l'occasione, mi ricollego al post della scorsa settimana, avente ad oggetto la colonna sonora di un altro film dello stesso Mariano Laurenti (per la precisione: Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù?), per rispondere ad un anonimo lettore che ha parzialmente contestato (un po' avventatamente in verità) quel che avevo scritto (non ho pubblicato il commento, che per mero errore ho cancellato definitivamente, perché i toni erano fin troppo accesi, ben oltre una tollerabile soglia di trasgressione, anche se le argomentazioni erano e sono sicuramente meritevoli di attenzione). Comunque, ricordando più o meno gli appunti che mi venivano mossi, espongo in maniera più articolata e, spero, meno equivocabile, le mie opinioni.
Pippo Franco - Non ho mai scritto che Pippo Franco sia un artista mediocre e sboccato: mi sembra, anzi, di aver già scritto in altri post che apprezzo tantissimo il cantante Pippo Franco ante Mi scappa la pipì, e, in particolare, quel capolavoro surreale che è il 33 giri Kara kiri (contenente, fra gli altri, pezzi come Cesso, Hai stata tu, Ninna nanna), destinato - temo - a non essere mai riscoperto, perché quel tipo di ironia intelligente difficilmente può essere recepita dai trentenni (e forse anche dai quarantenni) di oggi; come attore, lo reputo addirittura un grande e mi dispiace davvero che, in tante occasioni, abbia svenduto (e continui tuttora a farlo) il suo talento: delle sue indubbie capacità recitative è ampia testimonianza il film, diretto proprio da Mariano Laurenti, Due strani papà (condannato all'unanimità da tutta la critica cinematografica, mentre io lo apprezzo), dove dimostra di sapersi destreggiare con sicura efficacia sia nelle parti comiche che in quelle drammatiche.
Mariano Laurenti - Non ho affermato (v. anche il punto soprastante) che Mariano Laurenti sia un regista incapace: di film gradevoli ne ha girati parecchi e, probabilmente, gli ultimi bagliori della coppia Franchi-Ingrassia si devono proprio a lui (mi piace ricordare, in particolare, I due maghi del pallone, datato 1970, in cui un facoltoso imprenditore aveva ben pensato di sfruttare una squadra di calcio - con Franchi allenatore e Ingrassia amministratore delegato - come veicolo promozionale per le sue aziende e per le sue ambizioni sociali: Pier Paolo Pasolini, lungimirante come pochi, vi aveva intravisto addirittura il destino finale del nostro calcio e, come confermano le cronache degli ultimi 25 anni, anche in questa circostanza non si era sbagliato). Ho evidenziato invece, tra le righe, che il Laurenti è stato (ormai è ultraottantenne e credo che abbia abbandonato l'attività) un regista molto furbo: non appena intuì che la comicità tradizionale (quella di Totò, Peppino, Fabrizi, Taranto, Franchi & Ingrassia) era praticamente giunta al capolinea, si buttò sulla commedia sexy; e quando capì che anche quest'ultima si avviava al tramonto, perché ormai le donne ignude potevano essere tranquillamente visionate in seconda serata direttamente dai televisori di casa, riscoprì addirittura i musicarelli, realizzando incassi da capogiro (almeno al Sud) con i film che vedevano protagonista assoluto Nino D'angelo (Un jeans e una maglietta, Popcorn e patatine, ecc.), coadiuvato - per la parte comica - dalla coppia Bombolo-Cannavale (cui venne riservato il ruolo che, nei musicarelli di fine anni '60, fu appannaggio della coppia Franchi & Ingrassia, ritrovatasi addirittura tutor - in un paio di pellicole - dei fidanzatini Al Bano & Romina).
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia - Ma quando mai ho scritto che era una coppia finita? Ho rilevato soltanto che la domanda cinematografica stava cambiando contestualmente all'evoluzione (o, se si preferisce, involuzione) dei costumi e che le novelle condizioni avevano, di fatto, decretato la fine di un certo tipo di cinema, non la loro. Che, anzi, qualche soddisfazione personale riuscirono a togliersela, anche postuma, se vogliamo: l'attuale pontefice, per esempio, nei mesi scorsi, prima di recarsi a Lampedusa, ha dichiarato di possedere qualche minima conoscenza della Sicilia soltanto grazie al film Kaos dei fratelli Taviani, essendogli rimasto particolarmente impresso l'episodio ispirato a La giara di Pirandello e interpretato - pensa un po'! - proprio da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Mi permetto d'aggiungere che in Mazzabubù desta, comunque, un minimo sconcerto vedere Franco & Ciccio alle prese con tematiche decisamente al di fuori del loro tradizionale cliché comico (scambi di coppia per dare nuova vivacità al rapporto matrimoniale), così come sorprende vedere nelle improbabili vesti di consorte di uno dei due Mariolina Cannuli, che fu irreprensibile annunciatrice televisiva, sia pur con voce inusualmente sexy (non è affatto una leggenda la famosa direttiva RAI che, per evitare vacillamenti di pruderie ai telespettatori maschi, le impose, con sdrucciola cautela, di trasformare la squadra di calcio portoghese del Benfìca in Bènfica): personalmente, attribuisco queste strane commistioni proprio alla confusione del periodo e mi riesce difficile non inquadrarle come preludio alla fine di un'epoca che, tutto sommato, fu abbastanza gloriosa. Di lì a poco avrebbe chiuso i battenti anche la commedia all'italiana vera e propria, il cui canto del cigno viene unanimemente fatto coincidere con C'eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola, cui seguirono circa 15-20 anni di prevalenti one-man-show imperniati su attori come Celentano e Pozzetto(ormai entrambi desaparecidos), Benigni (il cui ciclo è anch'esso finito e non poteva essere diversamente, avendo in pratica girato lo stesso film per quattro o cinque volte consecutive), Verdone (l'unico che ancora riesce a barcamenarsi), Troisi. Riguardo quest'ultimo (la cui morte prematura gli consentirà sempre di essere celebrato un po' oltre i suoi effettivi meriti artistici) esiste un illuminante filmato, proposto sui canali della RAI con una certa frequenza, in cui, in occasione di un Festival del Cinema di Taormina dei primi anni 80, rilascia un'intervista mentre pranza con Franchi e Ingrassia, consumando, in realtà, un vero e proprio passaggio di consegne. Speriamo, piuttosto, che l'attuale crisi del cinema italiano (che, salvo pochissime eccezioni, si protrae, ormai, da quasi vent'anni), possa segnare il passo al più presto.
A conclusione di questo prolisso intervento, posto un breve filmato, estratto proprio dall'incriminato Mazzabubù, a conferma che la conclamata arte naif di Franchi & Ingrassia non può essere messa in discussione da alcuno: quale, fra le odierne coppie comiche, potrebbe interpretare la stessa scena con analoga efficacia? Personalmente, riteniamo che soltanto Lillo & Greg riuscirebbero ad avvicinarsi ai livelli di Franchi & Ingrassia, ma - sicuramente - non ad eguagliarli.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di qualche Martedì autunnale tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Può capitare che l'insonnia estiva, se abbinata ad una TV accesa, sia propedeutica alla scoperta di pellicole di cui neanche si sospettava l'esistenza: è quel che ci è accaduto, intorno alla metà di Agosto, quando da un qualche canale satellitare è saltato fuori il film a episodi Mazzabubù, quante corna stanno quaggiù?, datato 1971. La prima cosa che ci ha stupito è che la visione fosse proibita ai minori di 18 anni (abbiamo successivamente verificato che il divieto non è mai stato revocato!), sebbene il cast fosse composto da attori molto popolari fra cui Renzo Montagnani, Carlo Giuffré, Giancarlo Giannini, Luciano Salce, Franco Franchi & Ciccio Ingrassia. Riguardo questi ultimi, considerati come coppia, ritenevamo che il massimo della trasgressione si fosse consumato in Farfallon (parodia di Papillon) del 1974, dove interagivano con un paio di indigene a seno nudo; nella pellicola di cui trattasi, invece, si ritrovavano - sia pure per pochi secondi - alle prese con donne molto più discinte.
Il film, imperniato - come rivela dichiaratamente il titolo - su situazioni comiche conseguenti all'adulterio, fu diretto da Mariano Laurenti, che cominciava già a fiutare l'aria nuova che tirava nel cinema italiano e che con questa pellicola finì per ritrovarsi in bilico - con esiti abbastanza discutibili - fra la pura comicità tradizionale (vedi, per esempio, al netto delle donne ignude, l'episodio con Franchi & Ingrassia) e la svolta pecoreccia, che rispondeva alla sempre più crescente domanda della platea cinematografica (vedi, per esempio, l'episodio con Pippo Franco). Comunque, il fatto stesso che l'inizio della pellicola fosse affidato ad un caratterista (incredibilmente somigliante a Giacomo Battaglia [del duo Battaglia - Miseferi] e, come lui, incapace di bucare lo schermo) e ad una procace e giovanissima Nadia Cassini (v. il 1° filmato sottostante), faceva chiaramente intendere quale sarebbe stata l'opzione finale del Laurenti, cui dobbiamo - fra la metà dei '70 e la metà degli '80 - una pletora di B e C-movie costruiti su infermiere, assistenti sociali, insegnanti, ecc.
La colonna sonora, di cui vi proponiamo i titoli di testa (v. il 2° filmato sottostante), fu firmata dal noto maestro Roberto Pregadio.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di ogni Martedì estivo (o quasi), tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Il post di oggi è incentrato sul maestro Carlo Savina, di cui vi proponiamo Influence (estratto dalla colonna sonora de La scuola delle vergini).
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di ogni Martedì estivo (o quasi), tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Dopo qualche tempo torniamo ad occuparci del maestro Roberto Pregadio, di cui vi proponiamo Claudia, un pezzo estratto dalla colonna sonora de Il medico... La studentessa (con Gloria Guida).
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di ogni Martedì estivo (o quasi), tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Il pezzo che vi proponiamo oggi è il tema portante di una pellicola cult (a tutt'oggi celebratissima) con protagonista Zeudi Araya: La ragazza dalla pelle di luna. La musica è di Piero Umiliani e i vocalizzi sono di Edda Dell'Orso).
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di ogni Martedì estivo (o quasi), tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Il pezzo che presentiamo oggi è Tango della manomania, composto e cantato da Franco Franchi, ed è parte integrante della colonna sonora di Ultimo tango a Zagarol, il film parodia di Ultimo tango a Parigi (ma non sono pochi i critici che sostengono la sua superiorità rispetto all'originale da cui discende).
Il comico siciliano, temporaneamente separatosi dal suo doppio Ciccio Ingrassia, è il protagonista di questa pellicola che, personalmente, non siamo mai riusciti a valutare con la dovuta serenità: quando uscì in prima visione fu vietata ai minori di 14 anni e l'anagrafe dell'epoca ce ne precluse una fruizione immediata, causandoci peraltro - come a tutti i figli putativi di Franco & Ciccio - un piccolo choc, giacché quel divieto diventava un'ulteriore simbolica certificazione (senza dubbio una delle più tristi) che il bel periodo dell'infanzia era ormai prossimo alla sua conclusione e che, probabilmente, l'ingresso nell'adolescenza non sarebbe stato altrettanto agevole.
Il film è sicuramente ben scritto e ben girato, grazie alla sicura regia di Nando Cicero e alla presenza di altri bravi attori (su tutti la grande Franca Valeri), ma - per noi che già eravamo rimasti abbastanza sconcertati da Farfallon, la parodia di Papillon - vedere Franco Franchi assurgere addirittura a sex symbol (l'esperto Tinto Brass aveva ravvisato in lui tutte le potenzialità per farne un'icona erotica maschile) e sentirlo esprimersi con un linguaggio decisamente spinto come mai avremmo potuto immaginare, ci ha sempre procurato un certo disagio.
Comunque, sembra anche per via dei problemi che gliene derivarono con i suoi familiari, dopo questa esperienza il buon Franco Franchi decise di ritornare alla sua più naturale dimensione di comico per famiglie (salvo un altro scivolone di qualche anno più tardi, che, purtroppo, sarebbe poi risultato fatale per la sua stessa esistenza, ma non è il caso di parlarne in questa sede).
Piccola curiosità, infine, a dimostrazione di come il copia e incolla non sia un flagello esclusivo dell'epoca di internet: non ricordiamo quale critico scrisse che in Ultimo tango a Zagarol c'è la prima e ultima comparsa del posteriore nudo di Franco Franchi. Questa nota è stata praticamente ripresa da tutti i dizionari del cinema italiano, ma - in realtà - c'era stato un altro precedente, sempre ad opera del regista Nando Cicero, nel film Armiamoci e partite, anche se in quest'ultimo caso la nudità di Franco Franchi aveva valenza comica e non erotica.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di ogni Martedì estivo (o quasi), tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Il pezzo prescelto oggi è Tango diverso, cantato - se il nostro orecchio non ci inganna - dal suo stesso autore Totò Savio (ma qualcuno ritiene che si tratti di Leopoldo Mastelloni). Il pezzo medesimo (testo di A. Cassella) fu composto per i titoli di testa de La patata bollente, un film (vietato ai minori di 14 anni) forse inconsapevolmente precursore di quelle tematiche relative alle coppie omosessuali che, proprio in questo contingente momento storico, stanno prepotentemente emergendo in buona parte del pianeta. La pellicola, a suo modo abbastanza coraggiosa, sarebbe venuta meglio - a nostro parere - senza la presenza debordante (in ogni senso) della Fenech, ma, purtroppo, la politica cinematografara dell'epoca esigeva la presenza (anche fuori contesto) della bellona di turno senza veli, al fine di acchiappare consistenti fette di pubblico dal palato poco fine.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, in occasione di ogni Martedì estivo (o quasi), tenteremo (a grande richiesta) di ripescare quelle più meritevoli.
Per l'appuntamento odierno, fari puntati sulla colonna sonora di un film che, pur non essendo di serie A, non merita neanche essere classificato nelle categorie inferiori: diciamo che potrebbe ragionevolmente collocarsi ai margini della zona retrocessione. Stiamo parlando di Spaghetti a mezzanotte, un riuscito divertissement di Sergio Martino dove un minimo di qualità è garantito dal soggetto di Laura Toscano e Franco Marotta (i fautori del successo del Maresciallo Rocca). E' probabile che la canzone dei titoli di testa sia interpretata dal suo stesso autore, ossia l'eclettico Detto Mariano.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo - anche in occasione di ogni Martedì autunnale - di ripescare quelle più meritevoli.
Oggi vi proponiamo Mister Love di Guido & Maurizio De Angelis: si tratta del tema portante di A mezzanotte va la ronda del piacere, un film che - non si capisce per quale motivo - i pretori di alcune città ritennero opportuno vietare ai minori di 14 anni.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo - anche in occasione di ogni Martedì autunnale - di ripescare quelle più meritevoli.
Dopo qualche tempo, postiamo ancora qualcosa riguardo il becero filone cinematografico del Pierino originale (appena meno penoso dei suoi tanti cloni degli anni '80), di cui l'unica cosa salvabile è la colonna sonora del maestro Berto Pisano. Il pezzo estratto oggi è In pieno sole.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo - anche in occasione di ogni Martedì autunnale - di ripescare quelle più meritevoli.
Ritorniamo ancora una volta sul nostro compositore preferito, ossia Armando Trovajoli, del quale vi proponiamo Girandole, una bossanova che accompagnava un bel film con Nino Manfredi mai completamente sdoganato dalla censura: Brutti, sporchi e cattivi.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo - anche in occasione di ogni Martedì autunnale - di ripescare quelle più meritevoli.
Ed ecco l'ennesimo contributo a questa etichetta del maestro Piero Umiliani, del quale vi proponiamo Flirt a Rio, tratto dalla colonna sonora del film Io la schiava ce l'ho e tu no, una delle tante commedie alla siciliana (sottogenere, non sempre indegno, della più titolata commedia all'italiana) con Lando Buzzanca.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo - anche in occasione di ogni Martedì autunnale - di ripescare quelle più meritevoli.
Dopo qualche tempo, ritorniamo a postare qualcosa del maestro Berto Pisano (fratello del più noto Franco), e, precisamente, il tema portante de La svergognata (film pseudoerotico con Philippe Leroy).
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo - anche in occasione di ogni Martedì autunnale - di ripescare quelle più meritevoli.
Non ricordiamo se ci è già capitato di postare qualcosa di Riz Ortolani, uno dei nostri più bravi compositori, ma, in ogni caso, la scelta di oggi era obbligata: come forse già sapete, nei giorni scorsi è venuta a mancare l'attrice olandese Sylvia Kristel e, nel nostro piccolo, vogliamo ricordarla col tema portante di Letti selvaggi, un graffiante film di Luigi Zampa di cui fu coprotagonista.
Ci sembra giusto, altresì, onorare la memoria della povera Sylvia Kristel con una bonus track: il tema principale di Emmanuelle, il film che la fece assurgere ad icona erotica di più generazioni e che, probabilmente, la imprigionò in un ruolo da cui non riuscì mai ad affrancarsi completamente. La voce è quella di Pierre Bachelet.
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo - anche in occasione di ogni Martedì autunnale - di ripescare quelle più meritevoli. Nonostante le continue pressioni (presso terzi) per chiudere questa radio tematica, che qualcuno giudica lesiva del buon gusto (ma facciamo presente che a noi interessa mettere in evidenza soltanto le colonne sonore e non i film per i quali furono composte, trattandosi peraltro, nella maggioranza dei casi, di pellicole la cui visione non consiglieremmo neanche ai nostri peggiori nemici), proseguiamo imperterriti nel proporvi qualche perla musicale. Come si può, per esempio, evitare di essere rapiti per un paio di minuti da Luna di miele, che il maestro Piero Umiliani compose per Questo sporco mondo meraviglioso?
La discografia italiana è disseminata di piccole perle musicali, spesso destinate ad immeritata opacità soltanto perché mortificate da eccessivi atteggiamenti censori oppure perché abbinate a prodotti artisticamente inferiori, come nel caso delle colonne sonore dei film italiani di serie B (e, spesso, anche di serie C, D e Interregionale), ossia le commedie erotiche all'italiana. Tramite questa virtuale radio tematica, che poggia la sua immagine su uno dei più acclarati sex symbol del Loreto, tenteremo - anche in occasione di ogni Martedì autunnale - di ripescare quelle più meritevoli. Non v'è dubbio che L'anatra all'arancia sia un film davvero gradevole, nonostante qualche piccola concessione alla morbosità che deriva da un'ammiccante Barbara Bouchet, ma la cosa migliore della pellicola, a nostro modesto parere, resta la bellissima colonna sonora di Armando Trovajoli della quale, grazie a YouTube, vi offriamo l'estratto che segue.