domenica 2 dicembre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Non v'è dubbio che, nonostante i suoi 55 anni, Barbara D'Urso sia ancora una bella donna (sicuramente molto più bella delle trasmissioni che conduce), tanto che non esiteremmo a scommettere una cifra rilevante sull'eventualità che almeno 9 uomini del Loreto su 10 preferirebbero trascorrere una notte con lei anziché con qualche signorina del luogo che vanta 20 o 25 anni di meno.
Anch'ella, per tornare ai temi cari a questa etichetta, non sfuggì ai velleitari tentativi discografici degli anni '80 di abbinare qualche accattivante motivetto alla fatalona di turno: a nostra memoria nessuna di queste incisioni (a causa, soprattutto, delle pessime qualità canore delle esecutrici) ebbe memorabile successo e il suo Dolceamaro non fece sicuramente eccezione.

 

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domenica 25 novembre 2012

Radio Tamarra




Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Fra il 1977 e il 1982, la fascia pre-serale dell'attuale RAI 2 propose un programma-contenitore (varietà + una serie di telefilm o di cartoni animati) alla cui conduzione si alternarono alcuni fra i nomi più noti dello spettacolo italiano. La trasmissione si intitolava Buonasera con... e nella tarda Primavera del 1978 il suo eclettico animatore fu Franco Franchi (privo, nell'occasione, del suo doppio Ciccio Ingrassia), le cui performance comiche erano abbinate ai bellissimi cartoni animati classici di Tom & Jerry. In una lunghissima sequela di sketch diretti con sicuro mestiere da Lucio Fulci, su testi - quasi sempre abbastanza divertenti - di Castellano & Pipolo, l'attore siciliano dimostrò tutta la sua consumata poliedricità (ricordiamo, a mente, una strepitosa imitazione del leader libico Gheddafi che, per intuibili motivi diplomatici, non fu mai più messa in onda). Programma, insomma, ben assemblato, la cui unica pecca era costituita dalla tamarrissima sigla finale, incentrata su un pezzo intitolato Skate board, ove un Franco Franchi in versione pizzardone interpretava un fastidioso motivetto tirato via alla meno peggio, il cui testo era indirizzato a disciplinare un improbabile traffico di numerose tavolette di legno dotate di rotelle. Curioso, inoltre, che tale canzone sia stata scelta come Lato A del 45 giri derivato dalla trasmissione, a fronte di un Lato B (Sarò Franco) decisamente molto più valido.  


Ad attenuante della (apparentemente) inspiegabile scelta di cui sopra, è giusto precisare che la vera sigla finale era, in realtà, un'altra e di ben altro livello, tanto che, se fosse stata incisa, avrebbe probabilmente raggiunto un ragguardevole piazzamento nell'hit parade dell'epoca. Purtroppo, per i parametri di allora, era fin troppo spinta e, dopo essere incappata nelle maglie della censura televisiva, andò a morire in qualche oscuro archivio sin quando, per chissà quale miracolo telematico, la rete l'ha resuscitata. L'abbiamo già postata in passato ma, a eventuale beneficio dei tanti nuovi lettori che si sono aggiunti in questi ultimi due mesi, la riproponiamo ben volentieri. Eccovi, pertanto, in tutto il suo splendore, la gradevolissima Cappuccetto Rosso interpretata da Franco Franchi & (nientemeno!) Ilona Staller!


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domenica 18 novembre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Non c'è nulla di peggio, per un cantante affermato, che attraversare una crisi di creatività talmente grave da erodere buona parte del credito già accumulato. E' quanto capitò al buon Renato Zero nel 1985 quando lanciò sul mercato l'album Soggetti smarriti, uno dei titoli meno venduti della sua carriera e potenzialmente capace di stroncargliela definitivamente (infatti - artisticamente parlando - cominciò a risorgere soltanto alla fine degli anni '80 col valido LP Voyeur). Forse il Renatone nazionale avvertiva anche la necessità di esplorare nuove strade per adeguarsi al cambiamento dei tempi, giacché il pubblico cominciava già a prendere nette distanze dal punk e movimenti similari, ma fatto sta che un'eventuale palingenesi artistica non poteva sicuramente essere propiziata da pezzi tamarri come Pizza & Rock and Roll, banalmente legato alle più consunte iconografie italiche.

 

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domenica 11 novembre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Questa volta ci occupiamo degli Squallor ed esaminiamo, di conseguenza, un prodotto tamarro al contrario: si sa bene che il goliardico gruppo aveva optato, fin dalle origini, per una trasgressione volgare (talvolta intelligente e talvolta meno), eppure tentò anch'esso la carta della canzone commerciale di classe con un pezzo che, data l'epoca, poteva essere molto più logicamente (e anche proficuamente, oseremmo dire) affidato ad un Massimo Ranieri o ad una Loretta Goggi (che incidevano per la stessa casa discografica). La mancata coerenza manifestatasi con Quando mai è meritevole, pertanto, di questa vetrina.


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domenica 4 novembre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

I lettori più fedeli sanno bene quanto il proprietario di questo blog stimi Peppino Di Capri (de gustibus... con quel che segue) e forse resteranno stupiti dell'odierna vetrina riservatagli. Motiviamo, ordunque, la nostra scelta: su una buona base musicale (composta, se non ricordiamo male, da Peppino Gagliardi) è veramente tamarro impiantare un testo-necrologio finalizzato ad una banalissima celebrazione di alcuni cadaveri eccellenti della musica leggera internazionale (Elvis Presley, Freddie Mercury e John Lennon). Peccato, perché questa La voce delle stelle poteva essere sfruttata decisamente meglio.


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domenica 28 ottobre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Non sappiamo quanti fra i nostri lettori abbiano memoria di Luciana Turina, brava attrice che, a causa del fisico adiposo, è sempre stata relegata in ruoli cinematografici e televisivi quasi da caratterista (la buzzicona, la moglie grassona sposata per interesse, ecc.) e decisamente mortificanti per il suo talento; ella, oltretutto, è una ancor più brava cantante, anche se, in tale veste, è addirittura molto meno nota. E' risaputo, d'altra parte, che per sfondare nel mondo della musica leggera occorrono - oltre alle capacità personali - una buona dose di fortuna e importanti sponsorizzazioni, ma la Turina, purtroppo, difettava di entrambi i requisiti. Anzi le andò male anche l'importante opportunità offertale dal Festival di Sanremo del 1966: in tale circostanza, addirittura, ricevette un pubblico elogio da Adriano Celentano, il quale, sebbene clamorosamente eliminato dalla serata finale, si disse disposto a rinunciare ad un suo eventuale ripescaggio in favore della Turina, la cui esibizione lo aveva sinceramente emozionato. Nessuno dei due, infine, fu riammesso in gara, però mentre Celentano riuscì a vendere oltre 800.000 copie de Il ragazzo della Via Gluck, del disco della povera Luciana si perse ogni memoria.
A titolo di simpatica curiosità segnaliamo che un altro incrocio (indiretto) fra la Turina e Celentano si verificò nei primi anni '80: il molleggiato era presente sugli schermi cinematografici con il film di chiara derivazione goldoniana La locandiera, impersonata - quasi inevitabilmente - dalla bella moglie Claudia Mori, mentre nella contemporanea versione teatrale lo stesso ruolo era interpretato da Luciana Turina. Orbene, se sotto il profilo estetico qualsiasi confronto con la Mori sarebbe stato impietoso, non v'è dubbio che, dal punto di vista recitativo, Luciana abbia trionfato alla grande. Ulteriore curiosità: il tour teatrale della Turina doveva fare tappa anche a Reggio di Calabria e, a causa della inagibilità (una delle tante) del Teatro Comunale, la compagnia fu dirottata al Teatro Loreto. Capitava, dunque, che gli abituali avventori dell'omonima piazza si imbattessero - durante le serate in cui si svolgevano le prove - nella simpatica Luciana, opinando che ben difficilmente, in futuro, il sagrato del Loreto sarebbe stato calcato da donne altrettanto poderose. Nessuno, d'altra parte, poteva neanche lontanamente immaginare l'abominevole sequenza di fidanzate di cui avrebbe fatto collezione, circa trent'anni dopo, il nostro amico Vincenzo...
Ora, però, bando ai ricordi e presentiamo il pezzo di oggi: si intitola Water closet e a chi non l'ha mai ascoltato potrebbe addirittura piacere, tanto da chiedersi perché mai il proprietario del blog lo abbia classificato come tamarro. Il punto è questo: ad una canzone che vanti una buona base musicale (sia pure di ispirazione vagamente beatlesiana) e una voce come quella della Turina, è veramente di pessimo gusto abbinare un testo di sconcertanti banalità con pretese esistenzialistiche.

       

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domenica 21 ottobre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Nel 1994, dopo una pausa artistica di tre anni, Umberto Tozzi si ripropone sul mercato discografico con Il grido (il secondo CD inciso dopo la separazione dallo storico coautore e produttore Giancarlo Bigazzi). L'omonimo singolo, che fa da apripista all'album, non riesce ad affrancarsi dalla tamarraggine pura: sonorità chiaramente ispirate al The wall dei Pink Floyd (e chiunque abbia tentato di scardinare questo storico copyright si è sempre esposto a pessime figure) e testo banale e assolutamente velleitario rispetto alla delicatezza dei temi che intende trattare.


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domenica 14 ottobre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Ecco un pezzo che questa rassegna non poteva assolutamente trascurare: si tratta di una canzone di Nadia Cassini tamarra tanto nel titolo (A chi la dò stasera) quanto nel testo (che tradisce nel modo più banale le morbose aspettative suscitate dal titolo).
Piccola curiosità: Daniele Pace, uno degli autori, riciclò il pezzo per gli Squallor, di cui fu prestigioso componente, facendone una divertente versione omo (A chi lo dò stasera) che ebbe molto più successo dell'originale. 

 

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domenica 7 ottobre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

I nostri coetanei serberanno sicuramente memoria dell'attrice Sidney Rome, che, probabilmente, è nota pure ai lettori più giovani per la sua recente partecipazione alla celebre serie televisiva Don Matteo, anche se - in quest'ultimo caso - gli spettatori hanno potuto soltanto prendere atto dei visibili danni da ella riportati in conseguenza del crollo del lifting (problema che, evidentemente, non riguarda solo l'ex premier Berlusconi).
Ebbene, nei primi anni 80, qualche avventato produttore discografico provò a lanciarla come cantante e non c'è bisogno di spiegare perché Io amo l'amore, la sua prima (e ci auguriamo ultima) incisione, rientri a pieno titolo fra i pezzi musicali più tamarri mai messi in commercio.


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domenica 30 settembre 2012

Radio Tamarra



Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Cambiano le mode e i tempi, molto più spesso di quanto vorremmo, e non sempre è facile riciclarsi nelle nuove tendenze. Quando, agli inizi degli anni '90, la musica leggera italiana virò decisamente sul rap, genere che riuscì anche a nobilitare con pezzi come la Serenata rap di Jovanotti e qualche buona produzione degli Articolo 31, diversi cantanti nostrani cercarono di cavalcare la nuova onda e, nel caso di Franco Califano, gli esiti furono assolutamente discutibili: in Razza bastarda, infatti, il consumato crooner delle verità affettive più scomode lasciò il posto ad una riottosa controfigura che inveiva sommariamente, senza riuscire ad incidere in profondità, contro svariate categorie umane cui attribuiva l'origine delle sue disavventure sociali. Quanto bastava, insomma, perché il pezzo sopra citato gli conferisse la temporanea catalogazione fra i tamarri.

   

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domenica 23 settembre 2012

Radio Tamarra


Può accadere, ogni qualvolta tentiamo di emulare modelli che non sono proprio nelle nostre corde, che venga fuori quel personale lato tamarro che - nonostante gli immani sforzi - non riusciamo a contenere come vorremmo. Ecco dunque che, sotto l'egida del soggetto più tamarro del Loreto, nasce questa radio tematica che vi terrà compagnia per tutte le Domeniche d'Autunno, proponendovi una rassegna di canzoni che hanno inesorabilmente dirottato i loro interpreti verso eccessi che, redditizi o meno, gli sono valsi il conferimento - temporaneo o definitivo - più squalificante: quello di essere dei veri tamarri.

Per qualcuno è un inno generazionale; per noi, invece, è un'orripilante chiavica: si tratta di Che fico!, un pezzo del 1982 (e sigla di apertura del Festival di Sanremo dello stesso anno) inciso da Pippo Franco. Ammesso che sia stato veramente lui: infatti, secondo voci mai risolutamente smentite, il vero Pippo Franco (nome d'arte di Francesco Pippo) sarebbe morto nel 1980 per mano di un contadino a cui stava rubando delle mandorle, e il suo posto fu preso dal sosia Fulvio Francesco Salatino, contrabbandiere meridionale che sfruttò la straordinaria somiglianza per rifarsi un codice penale immacolato. Questo spiegherebbe il crollo di creatività rispetto al geniale Pippo Franco degli esordi, che difficilmente si sarebbe prestato - a quarant'anni passati! - a fare la patetica parodia degli yuppies in erba. Tuttavia, per onestà intellettuale, è giusto evidenziare che il lato B del 45 giri contiene Ma guarda un po', una canzone davvero carina e assolutamente in linea con le migliori produzioni del Pippo Franco più ispirato: e proprio per questo, forse, nessuno si è preso la briga di postarla su YouTube.
Comunque, Che fico! diventò un piccolo tormentone primaverile e contribuì in rilevante misura ad estendere agli uomini di un certo fascino un termine che, sino a poco tempo prima, veniva declinato esclusivamente al femminile per indicare una ragazza di notevole bellezza. La cosa non andò particolarmente giù a Walter Chiari (che, volendo, era anche lui un sosia del Walter Chiari originale, che - secondo i più - era restato a marcire spiritualmente entro le mura carcerarie ove fu recluso nei primi anni '70), il quale, intervenendo alla festa patronale reggina nel corso dello stesso 1982, ebbe a dire - nel generale sbigottimento della folla accorsa a Piazza Castello per assistere al suo one-man-show - che, alla prossima donna che gli avesse detto che era un bel fico, avrebbe risposto che lei era una bella cazza.   



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