sabato 18 luglio 2015

Il Sabato sauro del villaggio, ovvero riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno

 

Giornate stranianti

Con questo caldo è davvero pesante sostare dinanzi al pc per curare il blog, anche perché tale attività, teoricamente dilettevole, con l'Estate diventa affannosa e tende quasi a creare un'imbarazzante continuità con quella lavorativa.

Tuttavia, debbo una risposta a uno dei recenti lettori americani (si tratta di un reggino che si dichiara felicemente emigrato a Kansas City, la città del Missouri mitizzata dall'Alberto Sordi di Un americano a Roma) e rieccomi dinanzi alla tastiera per dargli il cortese e meritato riscontro. La risposta non è semplice, giacché il nostro delocalizzato utente mi chiede di esporre in tutta sincerità il mio pensiero sull'ingloriosa fine della Reggina di Lillo Foti, seguitissima - finché ha militato in serie A - anche negli States tramite le dirette di RAI International.

Non v'è dubbio che Martedì scorso sia stato, per la martoriatissima Reggio di Calabria, giorno di assoluto straniamento: ricorrevano, infatti, i 45 anni dallo scoppio della nota rivolta finalizzata a restituire alla città il titolo di capoluogo scippatole da proterve decisioni politiche e che, sostanzialmente, pur tra vittime (martiri e presunti tali), feriti e contusi, condusse soltanto alla relativamente recente dedicazione della principale civica arena al missino Ciccio Franco (illustre sconosciuto nel resto d'Italia, tanto che, anche Domenica scorsa, i turisti mordi e fuggi provenienti dalla limitrofa Sicilia per visitare Bronzi, Duomo e Lungomare, si domandavano se l'intitolazione di tale arena fosse un omaggio a Ciccio [Ingrassia] e Franco [Franchi]); e, sempre nella stessa giornata, la nostra beneamata Reggina chiudeva il suo ciclo nel calcio professionistico causa scellerata gestione del suo deus ex machina Lillo Foti, che consolidava il primato (più unico che raro) di essere stato, al contempo, il migliore e il peggior presidente della storia amaranto. Ritengo inutile ribadire i miei personali concetti, ripetutamente esposti nel corso delle ultime stagioni (specialmente su Facebook) e rivendicare la correttezza di certe previsioni (che, egoisticamente parlando, avrei preferito vantare nel campo del Superenalotto): mi viene in mente, invece, un verso di "Insieme a te non ci sto più", una delle migliori canzoni italiane di sempre, e, per la precisione, quello che recita "Si muore un po' per poter vivere". Da quanti anni, qui in Reggio di Calabria, non riusciamo più a gustarci una partita di calcio perché l'aspetto meramente agonistico è sovrastato da tribunali, avvocati, uffici inchieste, commissioni disciplinari, incentivi all'esodo non corrisposti, ecc.? Riprendiamo a giocare al pallone e ad entusiasmarci per partite vere, in cui la maglietta sia realmente sudata! Oltretutto, questo è il miglior periodo storico per tirarsi temporaneamente fuori da un calcio professionistico talmente inquinato che i prossimi calendari saranno riscritti direttamente dall'ufficio inchieste: se ne parla poco perché Lotito ha un certo peso sull'informazione, ma la sua Lazio rischia la Champions e la sua Salernitana la promozione in B. Se poi si pensa che lo stesso Lotito deve ancora digerire la promozione in A di Carpi e Frosinone (colpevoli, sostanzialmente, di aver fatto calcio in un momento in cui tutto si fa tranne che giocare a pallone), disintossichiamoci con un sano dilettantismo (sempre che subentri una dirigenza seria e Foti & C. siano definitivamente fuori dalla Reggina, altrimenti si riapriranno i soliti circoli viziosi). 

P.S. - A proposito di circoli (non viziosi), il nostro utente ci segnala che a Kansas City esiste ancora un circolo dedicato ad Alberto Sordi, che - come già detto sopra - diede italica fama a tale città tramite il noto film "Un americano a Roma" e ci informa della sua intenzione di fondarne uno dedicato alle gesta del nostro Vincenzo M., indiscusso protagonista di questo blog. E' una eventualità che ci coglie talmente di sorpresa da non discernere se sia il caso di rallegrarsene o meno...


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sabato 4 luglio 2015

Il Sabato sauro del villaggio, ovvero riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno

 

Cicli

C'è poco da fare: per quanto ci si possa sforzare, magari attingendo copiosamente dalle nostre riserve di ottimismo e fantasia, ci sono cicli destinati a chiudersi e non esiste intraprendenza umana abbastanza energica da riaprirli.
Qualche settimana fa, dovendomi recare dal barbiere per la periodica sistematina d'ordinanza della mia capoccia scarsocrinita, porto meco l'ultima ristampa a colori di Alan Ford e il Gruppo TNT, del glorioso ciclo di Magnus & Bunker, al fine di ammortizzare piacevolmente gli inevitabili tempi di attesa. Giunto il mio turno, appoggio il fumetto sul tavolino messo a disposizione dei clienti e un ragazzetto di 16 - 17 anni, che già aveva allungato gli occhi sui disegni di Magnus (con particolare attenzione, ritengo, per le formose donnine con cui il cartoonist bolognese abbelliva alcune sue tavole), mi chiede se può leggerlo. Ovviamente glielo concedo ma il giovanotto, dopo meno di dieci minuti, ripone il fumetto. A quel punto, non posso fare a meno di domandargli perché non lo abbia gradito. Mi risponde: "E' scritto troppo difficile: pensavo fosse una lettura più leggera". Conseguentemente, non posso evitare di chiedermi di quante parole sia mediamente composto il dizionario di un odierno adolescente: 100? 150? Non più di 200, probabilmente! Ai miei tempi, Alan Ford si leggeva sin dalla scuola media e i dialoghi, anche se sicuramente più ricercati rispetto a quelli generalmente riscontrabili su Topolino, non costituivano sicuramente un insormontabile ostacolo glottologico (in ogni caso, all'epoca era buona abitudine tenere sempre un dizionario a portata di mano).
Nei giorni successivi, mi son chiesto svariate volte se la mia adolescenza sarebbe stata più povera di buonumore al netto delle gesta riferite ai mitici agenti del Gruppo TNT (soprattutto Bob Rock e il conte Oliver), finché Martedì scorso, quasi a confermare l'implacabile scorrere del tempo nonché una certa progressiva e fisiologica archiviazione di quanto ci ha donato, giunge notizia della scomparsa (per vecchiaia) di Paolo Piffarerio, il disegnatore che, succedendo all'inarrivabile Magnus, realizzò quasi un centinaio di numeri della collana di fumetti testé citata e che, comunque, era indirettamente noto a quasi tutti i miei coetanei per il geniale mix fra fotografia e animazione che contraddistingueva alcuni suoi riuscitissimi e famosissimi caroselli, in primis il mitico Gringo della Carne Montana (indimenticabile per chiunque abbia avuto modo di vederlo). E mi è venuto da pensare che, per un adolescente medio di oggi, anche quello storico spot potrebbe essere di difficile fruizione. Il Gruppo TNT, il Gringo della Carne Montana: tutti cicli quasi irrimediabilmente chiusi e virtualmente aperti soltanto nel cuore di chi ha avuto la fortuna di viverli in prima persona.

 

      

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sabato 27 giugno 2015

Il Sabato sauro del villaggio, ovvero riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno

 

Negli ultimi due anni, questo piccolo blog (che, salvo diverse disposizioni della sorte, festeggerà il suo primo lustro nel Dicembre prossimo) ha registrato il graduale abbandono di tanti utenti della prima ora e il loro progressivo stupefacente rimpiazzo con una dozzina (almeno) di lettori americani.

Questi ultimi sono, perlopiù, reggini (qualcuno anche del quartiere Sbarre) emigrati negli USA da un bel po' di tempo e devo ammettere un certo imbarazzo quando con i loro commenti (che mi chiedono esplicitamente di non rendere pubblici) fanno rilevare che, sulla base dei contenuti dei miei post a carattere locale, sembra quasi che la città di Reggio Calabria si sia sottratta a una fisiologica evoluzione dei costumi e, soprattutto, della mentalità, sì da riscontrare - sostanzialmente - ben poca differenza fra i tempi post - scioperi per Reggio capoluogo (primi anni '70) e gli anni '10 del nuovo millennio.


A mio modesto parere, come dimostrano, peraltro, gli scandali politici locali emersi negli ultimi giorni, viviamo addirittura un patetico regresso, costantemente confermato da varie vicende quotidiane, fra cui merita segnalarne almeno una - recentissima - di cui sono stato diretto testimone (garantisco che non si tratta di una barzelletta né della traslazione scritta di un episodio incluso in un film di Dino Risi o di Ettore Scola) che, per quel che mi riguarda, assurge a quasi irreversibile metafora della mediamente mesta condizione reggina.
 
Nei giorni scorsi una bella ragazza del luogo, abbastanza chiacchierata (ma ignoro se le dicerie corrispondano al vero) per un intenso turn-over di fidanzati, è convolata a nozze con quello che dovrebbe essere il suo uomo definitivo. Nel quartiere si sono subito sprecate censurabili battute circa la prima notte d'amore dei due sposini, attribuendo alla fresca signora il ruolo di nave scuola e al maritino la parte dell'allievo. Fatto sta che, il giorno seguente alla prima notte di nozze, dal balcone dei freschi coniugi pendeva un lenzuolo al cui centro erano visibilissime un paio di macchie rossastre. Il particolare non è sfuggito ad alcuni acuti osservatori della zona, i quali, dopo aver dato fondo a tutte le possibili espressioni facciali di stupore, hanno cominciato a biasimare - escludendo però se stessi da qualsiasi riprovazione - quanti avevano esagerato con le malignità nei riguardi di una ragazza che, alla fine, era giunta al matrimonio "intonsa" e costretta a smentire tutte le cattiverie sul suo conto tramite il recupero della vetusta (e imbarazzante) tradizione del lenzuolo insanguinato. Nel bel mezzo di cotante riflessioni, la giovane signora esce sul balcone e, rivolgendosi al marito, dice (testualmente): "Amore, ma hai visto? Un piccione ci ha scacazzato il lenzuolo!"

Restatevene negli States, cari amici del web, e l'aria di mare andate a respirarla a Coronado Beach.

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sabato 2 maggio 2015

Il Sabato sauro del villaggio, ovvero riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno

 

BOOMERANG  ASSORTITI

Sono sostanzialmente pochi, in città, a credere alla svolta australiana della indebitatissima Reggina: il presidente Lillo Foti informa di essere in trattative per la cessione del 51% della storica società calcistica a facoltosi imprenditori di natali reggini che hanno fatto fortuna in continente oceanico e, sin d'ora, garantirebbero - tramite sostanziosi finanziamenti - un veloce rilancio dell'ormai decaduta compagine amaranto (penalizzazioni o meno, la serie D è, al momento, una realtà pienamente conquistata [?] sul campo). La sensazione, più o meno diffusa, è che dietro certi proclami del presidente Foti si nasconda - e si voglia continuare a nascondere, prendendo più tempo possibile - ben altro, con particolare riferimento a diverse situazioni amministrative poco chiare. Insomma, il presidente Foti, che da troppo tempo opera in totale regime di monopolio, avendo gradualmente smantellato tutto lo staff che lo aveva supportato nel conseguimento e mantenimento della massima serie calcistica per quasi un decennio, da lungo periodo non è più il dirigente illuminato e lungimirante di una volta (lo scrivente gli aveva sempre dato fiducia, intuendo in tempi non sospetti - schernito dai più - che ci avrebbe portato in serie A), e anzi, ormai - secondo voci, purtroppo, attendibili - per prendere una decisione si affida a (presunti) sensitivi o all'intuito (fallace) dei suoi più giovani consanguinei: in ogni caso, come testimonia il penoso curriculum degli ultimi anni, non ne azzecca più una. Il timore, comune alla gran parte dei tifosi reggini, è che il provvido intervento australiano si rivelerà, tanto per Lillo Foti quanto per i sostenitori dei colori amaranto, l'ennesimo boomerang (è proprio il caso di chiamarlo così).

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E, sempre a proposito di boomerang, passiamo adesso ad un po' di cronaca locale. Una signora della zona Loreto (Reggio Calabria) ha espresso commenti poco gratificanti su questo blog, accusando il curatore di una irredimibile volgarità di base, certificata dall'ostentata ammirazione per Franco Califano e dalla pubblicazione dei mediocri aforismi di Francesco Piccolo. Poi, rivolgendosi ad alcune sue sodali, ha auspicato una veloce disintossicazione da cotanto squallore tramite la visione di "Mia madre", l'ultimo film di Nanni Moretti. Ed ecco come,  per incanto, certe accuse strumentali tornano indietro - alla stregua di un boomerang virtuale - a chi le ha vomitate:

1) Nanni Moretti è uno dei massimi estimatori di Franco Califano, tanto da conoscerne a memoria tutti i monologhi ed essere il suo migliore imitatore su piazza, come testimonia il filmato allegato (il che non significa, ovviamente, sposare l'opera omnia di Califano: ho già scritto che negli ultimi 20 anni della sua attività artistica c'è ben poco da salvare e credo che Moretti la pensi alla stessa maniera);

2) Francesco Piccolo è uno degli sceneggiatori del film "Mia madre".

P.S. - La signora di cui trattasi ha apposto la propria firma in una petizione contro il Registro delle Unioni Civili, recentemente istituito dalla città di Reggio Calabria, tenendo a precisare che le coppie di fatto non possono sostituirsi alla famiglia tradizionale ed impartire ad eventuali figli una corretta educazione. Il che, detto da una madre la cui figlia adolescente beve, fuma e frequenta sette sataniche, faceva sorridere amaramente...

   

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sabato 22 novembre 2014

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


SVOLTE 

Nei giorni scorsi, una signora che frequenta la parrocchia del Loreto (Reggio Calabria) ha dato l'impressione di aver rinunciato (con quasi unanime sollievo della comunità) alle sue aspirazioni teatrali per virare sulle sponde del francescanesimo: ha affermato, infatti, che la vera ricchezza risiede nella povertà e che quanto più si è indigenti nei finti bisogni materiali, tanto più si alimenta lo spirito; si è augurata, pertanto, di poter ella stessa costituire valida testimonianza di questo orientamento teologico/filosofico. Fino al momento, comunque, l'unico esempio concreto che ha dato in fatto di indigenza, è stato quello di impoverirsi di neuroni.

I 90 ANNI DELLA RADIO

Una storica lettrice del blog è rimasta un po' sorpresa dalla carenza di post celebrativi dell'importante anniversario raggiunto dalla radio. Forse su Facebook qualcosa ho scritto, mentre qui sul blog - proprio in concomitanza della storica ricorrenza - me ne è mancato il tempo materiale. Comunque, viva sempre la radio (specie quella nazionale che, grazie a Dio, non ha preso la brutta piega della televisione e continua a fornire buonissimi prodotti) e festeggiamola con un momento davvero singolare (dura poco più di un minuto e forse, proprio per questo, saranno più del solito i lettori che cliccheranno sull'audio sottostante, estratto da YouTube): il grande Lucio Battisti battezza il primo lancio in radio della celeberrima "Mi ritorni in mente" (Novembre 1969) e il suo intervistatore d'eccezione è l'altrettanto grande Walter Chiari che lo incalza con domande niente affatto scontate. Altri personaggi, altra creatività, altra Italia.    

      

SOMIGLIANZE?

Un lettore anonimo ha contestato, con tono elegante e fintamente bonario, un mio post risalente a poco più di due settimane addietro, accusandomi - sostanzialmente - di ironia gratuita nei riguardi di una fresca sposina, giacché ne avrei denigrato caratteristiche estetiche tali, invece, da favorirne l'accostamento - sia pure alla lontana - con l'attrice Sidney Rome. Ho riletto il post e, come ben ricordavo, non c'erano, da parte mia, allusioni del genere (d'altronde, non possiedo proprio alcun titolo per tacciare di bruttezza chicchessia: certi apprezzamenti poco raffinati su di lei, li faceva, semmai, proprio il suo consorte, coerente o ravveduto che sia). Tuttavia, per onestà intellettuale, debbo ribattere che anche la più lontana giustapposizione con Sidney Rome non trova fondamento alcuno (a meno che non ci si riferisca alla Sidney Rome attuale, quella che lavora in una scuola - pensa un po' che coincidenza - nella fiction Don Matteo). A parità di anagrafe, obiettivamente, ogni confronto sarebbe impietoso, come testimonia il filmato sottostante (estratto da YouTube): che il mio contestatore lo guardi con attenzione e poi, adeguatamente contrito, vada a cospargersi il capo di cenere.   


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sabato 4 ottobre 2014

Il Sabato sauro del villaggio, ovvero riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


Richieste locali inattese

Alcuni soggetti della zona Loreto (Reggio Calabria) mi hanno invitato a non spargere il sale dell'ironia su un discusso evento nuziale che sarà celebrato, a breve, nella locale parrocchia, giacché tale circostanza tende di per sé a configurarsi come una ferita sacramentale.
Avendo colto, comunque, nella suddetta richiesta, una basica sincerità di intenti, con altrettanta lealtà argomenterò le mie controdeduzioni.
Ho sempre pensato che il diletto per l'umorismo, al netto del cattivo gusto (compresi i risentimenti personali), coincida con un buon esercizio di salute mentale: ritengo, infatti, che la capacità di ridere e/o sorridere (anche di noi stessi) non solo può farci cogliere il senso del ridicolo ma può fornirci addirittura, se siamo abbastanza bravi da carpirli, i più opportuni antidoti per non caderci dentro. In sostanza, la mia idea è che tanto l'umorismo quanto l'ironia o la satira debbano avere dei giusti limiti o adeguati correttivi ma è necessario che la realtà, a sua volta, ne abbia ancora di più, altrimenti, qualora - come nel caso in esame - si presti ad evoluzioni paradossali (che - beninteso - non ci auguriamo), rischia di diventare talmente ridicola che nemmeno il più caustico dileggio potrebbe arrecarle ulteriore nocumento.
Voi stessi, per esempio, avete ammesso l'imbarazzo di qualche invitato che, sfruttando l'assist offerto dalla giornata lavorativa in cui si officeranno le nozze, ha già pronto l'alibi per non presenziarvi: personalmente, anzi, non sarei affatto stupito se uno storico sketch del varietà nostrano (v. filmato sottostante) si trasformasse in tangibile disvalore.
Insomma, diciamocelo obiettivamente: in certi contesti, quali danni potrebbero mai produrre le mie recenti (e inoffensive) bordate ironiche?
  

  

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sabato 13 settembre 2014

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


Avevo fatto una promessa di riscontro ad un lettore destrorso, che mi ha inondato di svariate (e, secondo lui, motivate) quanto grevi (e, di conseguenza, impubblicabili) critiche alla struttura e alle finalità di questo blog, e - anche se con qualche settimana di ritardo - la mantengo.
Confido, però, che lo stesso utente si orienti, d'ora in avanti, verso altre letture, non sussistendo fra noi alcuna possibilità d'intesa (fermo restando che ognuno è libero di continuare a pensarla come meglio crede).
Spero, dunque, che gli altri seguaci del blog abbiano la pazienza di seguire sino in fondo l'editoriale sottostante (non so quanto sarà lungo) cui potremmo dare come titolo:

Non sappia la destra...


Un indomito militante dell'ex M.S.I. mi ha contattato per svelarmi, innanzitutto, di aver scoperto che il proprietario di questo blog e il titolare del mio profilo di Facebook sono la stessa persona: evidenzia, al riguardo, di essersene avveduto perché il contenuto di alcuni post è perfettamente coincidente. Mi spiace, a questo punto, di non essere fra i giurati del Premio Nobel per riconoscere i giusti meriti alla sua levatura mentale.

Ciò premesso, preciso che tale utente mi accusa - in sintesi - di scalfire pregiudizialmente, col mio "mirato e ridicolo sarcasmo", il lustro che la destra locale ha acquisito in tanti anni di indefessa difesa della "regginità" e cita, a puro titolo di esempio, il fatto che un artista come Lucio Battisti, indiscutibilmente (sostiene il nostro contestatore) uomo di destra, non ha esitato a tenere clandestinamente il suo ultimo concerto proprio a Reggio Calabria, nella zona dove ora sorge il Parco della Mondialità, per raccogliere fondi a favore degli scioperi pro Reggio capoluogo, esaltando il numeroso pubblico presente con i suoi "boschi di braccia tese". E qui c'è già qualcosa che non torna: la canzone a cui ti riferisci ("La collina dei ciliegi") uscì nel 1974, mentre gli scioperi per Reggio Calabria capoluogo si svolsero fra il 1971 e il 1972. Possibile che la buonanima di Lucio Battisti ritenesse i camerati reggini talmente stimabili da offrirgli questa clamorosa anteprima? Non è neanche il caso di perder tempo su siffatta ipotesi. Quanto al senso del ridicolo, sei sicuro che il mio sarcasmo superi, per goffaggine, il tuo braccio alzato - allo scoccar del suono di un'orrida marcetta - in quel di Piazza Camagna, laddove, sul finir del Luglio scorso, hai partecipato alla rievocazione dei fasti (presunti) del Fronte della Gioventù tramite la mesta celebrazione officiata dal duo artistico Miseferi - Battaglia, che ardisci definire gli eredi naturali di Franco Franchi & Ciccio Ingrassia? Una tale bestemmia laica mi lascia immaginare qualche tuo deficit mentale cui potrebbe porsi riparo, come usavano quelli che ritieni i tuoi antesignani, mediante somministrazione di olio di ricino.

Poi aggiungi di sentirti orgoglioso per esser stato parte attiva in una spedizione punitiva contro l'attore e indimenticabile re degli imitatori Alighiero Noschese, colpevole - nel corso della sua esibizione durante la finale di Miss Italia 1974, tenutasi a Reggio Calabria - di aver imitato Giorgio Almirante: in questa circostanza avresti difeso l'onore della tua appartenenza politica, affrontando Noschese con altri diciassette camerati. Premesso che non capisco cosa ci sia di tanto onorevole nel mettersi in diciotto contro uno, si tratta comunque di una tua versione che, forse presuntuosamente, pensavi non potesse essere smentita (Alighiero Noschese è morto suicida nel 1979, a seguito di un gravissimo esaurimento nervoso). Invece, nell'epoca di Internet, anche i defunti possono ritrovare la voce e io sono in possesso - per pura casualità, beninteso - di un file audio (che posso tranquillamente girarti, in caso di tua incredulità) ove lo stesso Noschese, nel corso di un dibattito radiofonico del 1977, viene provocato da una signora che lo accusa di scarsa democraticità per il suo preconcetto rifiuto di partecipare ai festival del "Secolo" (ossia alle pubbliche feste del M.S.I.), e, parlando proprio della vicenda da te segnalata, l'attore dice testualmente: "Alla terza recita che ho fatto a Reggio Calabria, signora, se non avevo il revolver (probabilmente lo stesso con cui si sarebbe suicidato - N.D.R.) a otto colpi di cui uno in canna, non sarei qui... Erano una fiumana di non fascisti (perché si dice che oggi il fascismo non c'è più), erano... non dico assassini, perché non mi volevano ammazzare... ma mi volevano sbranare ed erano tutti contro di me. Signora, ma che io posso mai andare a fare della satira dove si offendono in questo modo? Almeno quando vado alla Festa dell'Unità, imito Berlinguer e il pubblico ride perché ha il senso dell'autocritica..."
Non avertene a male, quindi, improvvido contestatore, se l'istinto mi porta a propendere per la versione di Alighiero Noschese.         

Altra accusa che mi lanci è quella di sminuire la versatile personalità di Peppe Scopelliti (ex sindaco di Reggio Calabria ed ex governatore regionale), il cui eclettismo va ben oltre le sue ragioni politiche, tanto da non essersi fatto scrupoli ideologici nel portare per la prima volta a Reggio Calabria la sinistrorsa cantante Giorgia, che però, peccando di stile, lo ha miseramente contraccambiato concludendo il suo concerto col pugno alzato, vanificando, di fatto, "la proficua sinergia fra due mondi inconciliabili". Personale parere: lasciamo certe iperboli ad eventi che le meritino davvero (penso, a puro titolo di esempio, a quella circostanza verificatasi nella Primavera del 1968, quando, durante la trasmissione radiofonica RAI Gran Varietà, Raimondo Vianello presentò per la prima volta in Italia i Pink Floyd), con buona pace di Peppe Scopelliti e Giorgia.

Concludo considerando che, ai nostri tempi (tu dovresti avere 7 o 8 anni più di me), quando una persona ci stava antipatica, evitavamo semplicemente di parlarle; adesso, invece, quando qualcuno ci sta antipatico, siamo tentati di sommergerlo con parole poco amichevoli su Facebook. Cerchiamo, allora, di ritornare all'antico e di evitarci vicendevoli disturbi.

A non risentirci.

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sabato 26 luglio 2014

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


Mi ricollego all'editoriale di Sabato scorso e al commento rilasciato da Alessia, riproposto qui di seguito:

Spesso i cattolici praticanti sono proprio i peggiori cattolici e io ne so qualcosa. Quanto a Fiorello, se in tanti lo vedono come l'erede di Walter Chiari, qualcosa di buono deve avere ma forse fare una trasmissione quotidiana gli nuoce e il ripiego verso il doppio senso è una diretta conseguenza, il che nulla toglie all'ipocrisia di certa gente. Non ti curar di loro...

Per quella che è la mia esperienza, non farei un unico fascio (specialmente in una città a vocazione destrorsa come Reggio Calabria) dei cattolici praticanti, che - personalmente - distinguerei in due categorie: cattolici da campo, che si mobilitano con ammirevole efficacia dinanzi a quei fenomeni sociali che richiedono anche la necessità di sporcarsi le mani (vedi, per esempio, il recente sbarco in città di oltre 500 migranti, dove l'ausilio del volontariato cattolico ha consentito di tamponare al meglio l'emergenza) e cattolici da sacrestia, predestinati tanto all'inane prolissità verbale quanto al disimpegno pratico, sempre pronti ad edificare inutili palazzi di vacue parole, a presenziare alle ineluttabili riunioni dei centri diocesani e a dare eco, tramite Facebook o altri social network, alla loro imprescindibile opinione. Il vero problema - sempre a mio personale parere - sono proprio i cattolici da sacrestia, apparentemente accoglienti e tolleranti fino a quando, se fai ricorso all'ironia, non li metti nel sacco della loro inutile retorica. E ne avrei di storie da raccontare...

Quanto a Fiorello - sempre a mio personale parere, beninteso - l'accostamento con Walter Chiari, compreso - se vogliamo - anche un triste periodo che li accomuna per moderato consumo di stupefacenti, ci può stare: c'è in entrambi una certa genialità (più meditata e filtrata da quasi inderogabili basi culturali in Chiari, decisamente più naif in Fiorello) e un carisma da intrattenitori che non è, automaticamente, innato patrimonio di chiunque abbia ambizioni da anchorman. Il loro naturale talento, però, ha reso al meglio quando è stato proficuamente imbrigliato da autori di un certo spessore, e, come Walter Chiari non è stato più lo stesso al netto - mettiamo - di un Marcello Marchesi o di un Leo Chiosso, lo stesso può dirsi di un Fiorello avulso dai supporti - mettiamo - di un Marco Lolli o di un Alberto Di Risio (fra i suoi mentori nel successo di Viva Radio 2).
Io ebbi la (s)fortuna di vedere Walter Chiari dal vivo, qui a Reggio Calabria, nei primissimi anni '80, in occasione delle festività patronali, e di essere uno fra i tanti testimoni della sua parabola discendente: il suo breve recital fu costellato di volgarità gratuite e finanche da qualche bestemmia, arbitrariamente erogata nella trasgressiva rivisitazione di una barzelletta già nel repertorio di Gino Bramieri e il numeroso pubblico pubblico presente, alquanto perplesso, trasmetteva la netta impressione di applaudirlo (a stento) soltanto in omaggio al suo glorioso passato. Ricordo, in particolare, un triste monologo sull'aggettivo "fico" (forse qualcuno fra i lettori rammenta che Pippo Franco costruì, su tale termine, una sigla di Sanremo e un discreto successo discografico) che egli riteneva dovesse avere declinazione esclusivamente femminile, tanto da affermare perentoriamente: "Alla prossima donna che mi dice che sono un bel fico, risponderò che lei è una bella cazza!". Ecco, in certi momenti Fiorello (le cui battute tendono, sempre più spesso, a privilegiare strade a senso unico anziché a doppio senso) mi dà l'idea di poter fare la stessa fine...
    

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sabato 19 luglio 2014

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


Contestazioni

Mi comunicano che una signora della zona Loreto (Reggio di Calabria), personaggio abbastanza noto agli autoctoni per le sue paturnie teatrali, col supporto di una sua comare che, pur non svettando in altezza, vanta comunque più centimetri che neuroni, avrebbe avviato - anche tramite petizione verbale alle locali autorità clericali - una sorta di class action morale nei confronti di questo blog, motivandola con gli irriverenti riferimenti a fatti e persone del luogo nonché ad una epidemica volgarità che caratterizzerebbe i post più recenti.

Premesso che le due contestatrici non sono esplicitamente nominate in alcun post e, pertanto, qualora si riconoscano destinatarie dell'ironia di certi testi è un problema loro e non dello scrivente, non mi sembra di ravvisare, negli scritti di più fresca pubblicazione, sconvolgenti trivialità. Forse le due protestatarie alludono a quell'unico post ove, per un facile ma non eclatante gioco di parole, viene citata la FIFA per richiamare scherzosamente l'organo genitale femminile nella sua accezione più volgare, ma - dati i tempi lessicali che corrono - ci sembra base davvero friabile per promuovere crociate, anche in considerazione dei punti sotto evidenziati.

Prendiamo, per esempio, il caso della promotrice di questa patetica campagna: è noto a tutto (o quasi) l'ambiente che la sua ultimogenita adolescente ha un profilo Facebook ove rende noto di essere dipendente da Fancazzismo (e non credo che si riferisca alla corrente letteraria inventata da Lillo & Greg) e che la sua citazione preferita, che attribuisce al defunto The Rev, è - testualmente tradotta - la seguente: "Se non stai attenta, ti succhio la vagina!". E allora, piuttosto che fare le pulci al mio blog e alla mia dirittura morale, non sarebbe meglio se costei prestasse più attenzione ai vacillamenti pedagogici della sua figliola?

La sua comare, invece, è una dichiarata fan di Fiorello, il quale, in una recente puntata della sua Edicola radiofonica, è arrivato a dire - fra le tante grossolanità che ormai contraddistinguono i suoi pseudo sermoni - che la voce di Bruno Vespa gli fa "rizzare i peli del pube" (testuale). Però Fiorello è un artista cui va concessa ogni libertà di espressione, mentre io - va da sé - non posso avvalermi di deroga alcuna e merito il rogo (solo telematico, voglio sperare) a prescindere.

Quindi, per restare nell'ambito cattolico, questo è sostanzialmente il classico caso di chi vuol trovare il pulviscolo atmosferico nell'occhio altrui senza prima rimuovere la trave che compromette una buona funzionalità di quello proprio.

In ogni caso, facendo valere i buoni principi della pietà cristiana, auguro buona Estate a entrambe. Al netto di ogni rancore, beninteso.

P.S. : Ad altre opinioni e commenti impubblicabili, ribatterò - salvo imprevisti - in uno dei prossimi Sabati.  

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sabato 21 giugno 2014

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


C'è una richiesta di chiarimenti, circa precisi contenuti di questo blog, che ricorre periodicamente, ad opera - voglio augurarmi - di utenti sempre diversi, giacché la questione è stata ampiamente discussa e sviscerata in più occasioni.
L'argomento verte sulla stesura delle Tragedie in due battute (v. relativa etichetta), essendo - secondo alcuni lettori - più che improbabile (per non dire impossibile) che certi soggetti orbitanti intorno alla zona del Loreto in Reggio di Calabria si esprimano con un eloquio decisamente al di sopra delle loro potenzialità retoriche.
Ho già spiegato, svariate volte, che le Tragedie (reali) in due battute devono riflettere, più che il verbo (sovente approssimativo quando si tratta di dialoghi tanto informali quanto concitati e - aggiungerei - piuttosto sgradevole da leggere se riportato testualmente), lo spirito della situazione in cui maturano. So benissimo che la vita reale non è un film e che i dialoghi quotidiani non possono essere aulici quanto quelli di Via col vento o raggiungere la raffinata prossemica di Gassman e Tognazzi in alcune pietre miliari della commedia all'italiana, ma il mio modesto prodotto è confezionato con lo stesso intento: quello di intrattenere il più piacevolmente possibile l'utente che ti viene appositamente a cercare e che, se avesse voglia di divertirsi facendo incetta di luoghi comuni e banali strafalcioni assortiti, trarrebbe certamente maggiori soddisfazioni navigando nel mare magnum di Facebook.
Quanto alla larvata accusa di rendere ridicoli certi soggetti ben oltre i loro demeriti e i limiti dettati dalla privacy, ribadisco ulteriormente che su questo blog non sono mai state divulgate confidenze riservate: quando i fatti personali vengono diramati dai diretti interessati a chiunque e alla prima occasione utile, non sono più confidenze ma notizie di dominio pubblico, sulle quali non è sicuramente peccato concedersi una divagazione ironica entro i confini del buon gusto.
Riguardo, infine, alle ipotesi di persecuzione ad personam, chi le ha formulate sbaglia alla grande: il protagonista delle ultime Tragedie in due battute (con cui, oltretutto, sono in ottimi rapporti), mi è molto simpatico proprio per quella sua presunzione di base che si evolve in comicità naturale, avvicinandolo parecchio a certi singolari ed esilaranti personaggi del piccolo schermo. Chi si ricorda, per esempio, del signor Clemente? Se avete due (sottolineo due) minuti di tempo, cliccate sul link sottostante e ascoltatevi l'inizio della trasmissione Meno male che c'è Radio2 del 03/05 u.s. (prima parte), dove, dall'alto della sua ingiustificata boria, il signor Clemente interagisce con Nino Frassica (che, nonostante la consumata esperienza nel mondo dello spettacolo, non riesce a trattenere le risate).


***

Alcuni nuovi utenti (quelli provenienti dalla pagina Facebook de Il ruggito del coniglio) hanno chiesto se il blog preveda, per il periodo estivo, chiusure stagionali o palinsesti particolari. Come sempre, vivremo alla giornata: generalmente il blog è programmato sino alla settimana successiva rispetto all'ultimo post pubblicato. Ne consegue che una nostra eventuale (ma al momento improbabile) vacanza, che si protragga per più di una settimana, potrebbe lasciare scoperto il blog per qualche giorno.
Quanto ai palinsesti, non sono previste iniziative particolari (se non qualche etichetta più o meno ispirata alla Bella Stagione): se dovesse venir meno l'ispirazione necessaria (col caldo può capitare), ripiegheremo sull'usato sicuro (tanto le riproposte estive sono un cult ormai ampiamente metabolizzato).

Buona Estate a tutti.   

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sabato 15 febbraio 2014

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


I Giovedì di Don Matteo


Abbiamo la nettissima sensazione che il successo di Don Matteo vada ben oltre i dati dedotti dall'Auditel sulla base dei televisori campionati: il Giovedì sera le strade si svuotano molto più velocemente rispetto agli altri giorni feriali e il motivo principale della frettolosa desertificazione viaria è da individuare proprio nell'appuntamento delle 21,15 con la nota fiction di RAI 1.

Cominciamo con l'evidenziare che, tradizionalmente, la tonaca allunga la vita, quantomeno quella che si sviluppa dinanzi alle macchine da presa: nel 1970, dopo un certo periodo di eclissi, il buon Renato Rascel (spalleggiato da un grande Arnoldo Foà) impersona Padre Brown e conosce la sua rinascita artistica e finanche sentimentale, giacché sul set incontra l'attrice Giuditta Saltarini, di trent'anni più giovane, che diviene la sua terza moglie; nel 2000 l'abito talare rialza, invece, la carriera di Terence Hill, sottraendola al graduale declino cui sembrava inesorabilmente avviata dopo la fisiologica estinzione della felice stagione cinematografica con Bud Spencer.

I motivi per cui Don Matteo riscuota una così clamorosa popolarità sono stati ampiamente analizzati tanto dalla critica televisiva quanto dalla sociologia qualificata e/o spicciola, e, pertanto, non ci sembra eccessivamente velleitario esporre anche il nostro modesto parere in proposito: Don Matteo piace perché, nonostante la sua morigerata mission, nel contingente contesto sociale risulta altamente trasgressivo, assolvendo a quella funzione quasi catartica che, per esempio, fra il 1962 e il 1973, in piena vigenza del boom economico, era stata spontaneamente delegata ai cosiddetti fumetti neri, ossia Diabolik, Kriminal, Satanik e soggetti similari, tracimanti di amori lussuriosi, delitti e altri vizi assortiti. Ci spieghiamo meglio: nel periodo sopra evidenziato, quando non era difficilissimo trovare lavoro in patria (tranne per chi difettava della voglia di faticare) e il futuro non era soltanto un'ipotesi (per citare il buon Enrico Ruggeri), la virtuale evasione da un sistema di vita abbastanza rassicurante non poteva che essere conferita alle terrificanti gesta di personaggi irregolari (che nessuna mente sana, comunque, avrebbe mai pensato di imitare); oggi, che la normalità si configura quasi come un'irraggiungibile utopia, sono in tanti a trovare conforto nei rasserenanti comportamenti cristiani di Don Matteo, trascurando i prevedibili sviluppi gialli (giacché il colpevole è individuabile subito dopo i titoli di testa) nonché certi paradossi voluti (per esempio: la provincia di Perugia - dove anche un banale tamponamento occupa per giorni la prima pagina dei quotidiani locali - che assurge a metastatico territorio della tendenza a delinquere) e altri paradossi involontari (per esempio: il maresciallo Cecchini/Frassica, che nella vita reale non ha prole, viene consolato per la tragica scomparsa della figlia da Don Matteo/Hill, che, invece, nella vita reale un figlio lo ha perso davvero). E anche Don Matteo, comunque, nella vera realtà vanta pochissimi emuli, giacché la maggioranza degli spettatori si guarda bene dal ricalcarne la meritoria condotta: chiunque abbia avuto la ventura di frequentare una o più parrocchie, sa bene che quella dell'accoglienza è l'opzione meno praticata in assoluto da chi bazzica quegli ambienti, dove un'eventuale ragazza madre - giusto per limitarci ad uno dei tanti esempi possibili - viene generalmente emarginata o, più preferibilmente, messa in condizioni di ripiegare altrove.
E' innegabile, tuttavia, che la fiction sortisca l'effetto minimo di donare ai suoi fidelizzati una sorta di placebo esistenziale, inesorabilmente destinato a precoce evaporazione sin dalle prime ore della giornata successiva, dinanzi al confronto con la personale sequela di problemi quotidiani. Se, come continua a suggerire Don Matteo su input cristologico, la rivoluzione che può salvarci tutti è soltanto quella che deriva dall'amore verso sé stessi e il proprio prossimo, purtroppo temiamo che - visti i tempi correnti - essa debba essere tristemente rinviata a data da destinarsi.

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sabato 1 febbraio 2014

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


Per concludere un affare conveniente, occorre essere veloci: una ricerca gallese, infatti, ha calcolato in circa 23 minuti il tempo ideale per fare l'affare giusto; poi, trascorso tale periodo, sembra proprio che il cervello non si trovi nelle condizioni migliori per scegliere l'offerta più conveniente. Ci meditino sopra quelle signorine della parrocchia del Loreto (Reggio di Calabria) che, non disdegnando di irridere i single e non risparmiando il sarcasmo più estremo nei riguardi di chiunque subisca gli effetti di un colpo di fulmine, hanno scelto - fra gli scarti dell'umanità maschile - il loro fidanzato dopo svariati mesi (se non anni) di riflessione: sono proprio sicure di aver realizzato un buon affare?


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sabato 11 gennaio 2014

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno



E' incredibile come qualche volta la vita ribalti, senza preavviso alcuno, orientamenti elevati a incrollabili capisaldi fino a poco tempo prima. Per esempio, nella piazza del Loreto in Reggio di Calabria, un buon numero di frequentatori, anche se con la superficialità tipica di chi non si sta occupando dei fatti propri, si crucciava (o simulava di struggersi) per la mancata realizzazione sentimentale di una signorina del luogo, ipotizzando addirittura, al fine di procurarle una qualsivoglia compagnia maschile, di segnalarne l'angoscioso caso ad una delle trasmissioni Mediaset condotte da Maria De Filippi. Ora che codesta signorina un fidanzato lo ha reperito davvero, seppure in qualche indecoroso discount della vita, le stesse persone lamentano la carenza di una trasmissione Mediaset che, anziché aiutare a trovare fidanzati, aiuti a perderli.


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sabato 28 dicembre 2013

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


E se avesse ragione il signor Clemente?


Forse il signor Clemente (v. foto sopra) non innescherà ricordo alcuno in chi ha meno di 40 anni, perché ebbe il suo quarto d'ora (e anche qualcosa in più) di celebrità televisiva a cavallo fra gli '80 e i '90, opportunamente (e astutamente) veicolato da Gianni Ippoliti. Persona, quest'ultima, di rara intelligenza visionaria, unitamente a Piero Chiambretti: e non è assolutamente un caso, purtroppo, che entrambi siano sottoutilizzati dalla TV attuale, sebbene, a differenza di un Maurizio Crozza, sarebbero in grado di affrontare da par loro qualsiasi pubblico contestatore, senza ripararsi sotto l'ala protettiva di un Fabio Fazio o chi per lui.
Ma torniamo al signor Clemente, diventato un personaggio cult in virtù di una strepitosa ignoranza elevata a sfacciato sistema di vita: il suo personale vocabolario era (ed è tuttora) composto da non più di un centinaio di parole, eppure si prestava con innaturale disponibilità a fare l'esperto semantico a fianco del già citato Ippoliti in un surreale remake di Non è mai troppo tardi (indimenticabile la puntata in cui, richiestogli di fare un esempio con la parola babele, il signor Clemente si produsse in un inaspettato Caino e babele) o a partecipare, come opinionista, a dibattiti di cui ignorava assolutamente le argomentazioni di base, ovvero ad ammannire ad un incredulo pubblico le sue originali quanto impresentabili poesie.
Dopo un graduale oblio, negli ultimi tempi è stato ripescato dal comico Nino Frassica: questi lo aveva già avuto come partner all'inizio degli anni '90, valorizzandone precipuamente la pantomimica, tanto da utilizzarlo addirittura, nonostante l'età avanzata, come primo ballerino (!), mentre attualmente lo impiega come ospite fisso, soprattutto in qualità di ex criminologo (!), nella sua trasmissione radiofonica Meno male che c'è Radio 2, che conduce insieme al cantautore Simone Cristicchi.
Ebbene, in una puntata risalente a un paio di mesi addietro, esortato da Nino Frassica a chiudere la trasmissione raccontando una barzelletta, il signor Clemente ha tempestivamente aderito all'invito, individuando la sua barzelletta preferita nell'evangelico monito Ama il prossimo tuo come te stesso. La sorprendente citazione ha suscitato, ovviamente, le fragorose risate tanto dei presenti nello studio radiofonico quanto degli ascoltatori.
Eppure, quando in parrocchia, in occasione delle recentissime festività natalizie, abbiamo sentito pronunciare la stessa frase - con intenti fintamente propositivi - ad una signora del luogo, sempre tronfia di una sicumera che le deriva da mete artistiche ed esistenziali in realtà mai conseguite, nonché sprezzante fino allo spasimo nei riguardi di tutti coloro che dissentono dai suoi percorsi di vita sociale, non abbiamo potuto fare a meno di domandarci: e se avesse ragione il signor Clemente?

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sabato 21 dicembre 2013

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


Capitali

C'è pure chi ha il coraggio di recriminare circa l'esclusione di Reggio Calabria dal lotto di città candidatesi a Capitale Europea della Cultura 2019. Abbiamo sempre sostenuto - e lo ripetiamo ancora una volta - che la cultura di un popolo si misura, precipuamente, da un buon funzionamento dei mezzi pubblici e dalla rimozione degli ostacoli che possano penalizzare un'agevole circolazione dei disabili (che faremmo bene a rispettare anche quando la loro diversità non ci coinvolge direttamente), e non v'è alcun dubbio che, su entrambi i punti, la potenziale città metropolitana presenti vistosissime falle.
Mentre in tante zone del Centro e Nord Italia sono acquisite da tempo le fermate digitalizzate, che ti informano sull'orario di arrivo dell'autobus, relativo percorso ed eventuali ritardi, sicché finanche il più sprovveduto dei turisti può essere facilitato nei suoi itinerari, qui restiamo ancora fermi alle indicazioni sommarie, fissate su insegne ormai arrugginite dai ciclici fenomeni atmosferici, spesso rigidamente limitate ai soli numeri dei mezzi e relativi capolinea, senza il minimo riferimento a percorso ed orari, sicché lo sporadico utente del trasporto pubblico o il casuale turista che non si ritrovi dotato di cellulare comprensivo di connessione a Internet e Google Maps, deve continuare ad affidarsi alle informazioni orali che il popolo viaggiante suole tramandarsi di generazione in generazione. Anche poco tempo addietro, tanto per fare un esempio, fra Viale Pio XI e Viale Europa abbiamo incrociato lo sguardo smarrito di alcune signorine forestiere che, appiedate e con trolley al seguito, lamentavano le difficoltà per poter agevolmente raggiungere la Scuola Allievi Carabinieri frequentata dai fidanzati prossimi al giuramento; per non parlare dei disagi degli stessi allievi carabinieri sprovvisti di vettura propria, i quali, se intendono rientrare in caserma dopo le h 22:00, devono farlo a piedi perché non sono previste corse oltre tale orario.
Per quanto concerne la questione disabili, poi, qualche giorno fa siamo stati diretti testimoni di un episodio che sarebbe assolutamente eufemistico qualificare come indecente: in una via centrale è stato di fatto precluso il passaggio ad un disabile su sedia a rotelle, perché entrambi i marciapiedi posizionati ai lati della strada erano occupati da ingombranti bancarelle riconducibili all'attività di ristorazione di alcuni esercenti del luogo; né era possibile, per il disabile, ripiegare sulla trafficatissima e strettissima carreggiata. Alle sue legittime rimostranze, è stato sfacciatamente ribattuto che le stesse non avevano motivo di esistere perché, anche in assenza di bancarelle, era comunque abitudine consolidata utilizzare buona parte di entrambi i marciapiedi per parcheggiarvi le automobili!
A questo punto, ci sentiamo di formulare una sola considerazione fra le tante possibili: se, in futuro, vi sarà la possibilità di candidarsi a Capitale Europea dell'Egoismo, Reggio Calabria vanterà ottime possibilità di sbaragliare qualsivoglia concorrenza.
          

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sabato 2 novembre 2013

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


Quando la televisione dà il cattivo esempio


Com'è noto, l'essere umano rifugge tendenzialmente da quella che, forse, è la più estrema forma di ardimento: il coraggio di apparire ridicolo. E' sufficiente, però, che un qualsivoglia pioniere varchi la fatidica soglia, perché patetici epigoni non manchino di reiterarne le imbarazzanti gesta. Se l'impudente traghettamento, poi, è sdoganato da una delle TV nazionali, l'effetto endemico è praticamente assicurato. Capita, dunque, che il noto giornalista (?) Sandro Mayer, dovendo partecipare - in non so quale ruolo - alla giovanilistica trasmissione televisiva Ballando con le stelle, decida di svecchiarsi mediante un parrucchino quasi beatlesiano, e, quasi contemporaneamente, tanti scarsocriniti accarezzano d'istinto l'idea di emularlo per rinverdirsi a loro volta. E, a quanto ci riferiscono, anche il gretto Michele (v. foto a destra) sarebbe ormai fortemente tentato dal toupet.
Poiché ci mancano le parole (in verità non vogliamo nemmeno trovarle) per commentare la patetica ipotesi, passiamo il testimone al testo con cui Vinicius Du Marones (alias Max Paiella), il cantore delle tristezze della vita, ha stigmatizzato l'utilizzo del parrucchino in una recentissima trasmissione de Il ruggito del coniglio. Col timore che, ancora una volta, la paradossale ironia degli autori possa trovare una sua ulteriore e penosa attuazione proprio sul sagrato del Loreto.

Il parrucchino

 A tutti un buon mattino:
sono il triste parrucchino
che vive appoggiato
sulla testa del pelato.
I tuoi sogni son risorti,
ma io son fatto coi capelli dei morti:
un giorno tu calvo sei
e quello dopo sembri Moira Orfei! 
Alla vecchiaia io do scacco:
mi metti in testa come un colbacco
e, fiero di questa tua criniera,
poi ti avvicini a una gnocca vera.
Lei accetta il corteggiamento
ma poi arriva quel certo momento:
lei ti carezza con trasporto
e le resta in mano sto gatto morto!
A tutti un buon mattino:
sono il triste parrucchino;
ma tutti i gusti sono gusti
e c'è a chi piace pure Sallusti...
  

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sabato 14 settembre 2013

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


Intercessioni

Non so se possa esservi qualche connessione subliminale con la festa patronale cittadina che, fra la mattinata di oggi e la tarda nottata di Martedì prossimo, esplicherà il subdolo mix dei suoi effetti mistici e materialistici assieme, ma in questi giorni sto ricevendo, sia in forma verbale che scritta (in quest'ultimo caso si tratta di commenti anonimi a cui, come sempre, non concedo l'onore della pubblicazione), qualche intercessione finalizzata a farmi rimuovere un paio di post che, a parere degli instanti, penalizzerebbero oltremisura l'immagine pubblica di una persona militante nell'Azione Cattolica parrocchiale.

Orbene, a parte che - come precisato anche nelle note introduttive del blog - buona parte di chi frequenta la parrocchia del Loreto (compreso lo scrivente, ci mancherebbe!), il danno di immagine se lo crea autonomamente ogni qualvolta esce da casa, è di tutta evidenza che chiunque si esibisca su un palcoscenico, a qualsiasi titolo, deve primariamente prendere coscienza di poter essere passibile di rilievi.
Certi appelli, pertanto, finiscono per stridere paradossalmente col concetto stesso di "personaggio pubblico", le cui stimmate non possono essere rivendicate soltanto quando la stampa compiacente ne tesse le interessate lodi: si è personaggi pubblici, innanzitutto, quando si ha il coraggio di confrontarsi con le critiche motivate, ossia quelle che - è meglio ricordarlo - sono strumento indispensabile per un'effettiva crescita personale.

Rispondo anche, brevemente, alle due principali obiezioni che mi sono state sollevate.
Qualcuno ritiene che io non abbia il diritto di opinare alcunché sulle performance artistiche di questa persona perché, a sua differenza, non ho mai calcato un palcoscenico. Tale osservazione è talmente sterile, da suscitare finanche un istintivo moto di pietà per chi l'ha formulata: forse che, per il fatto di non aver mai preso parte ad una pellicola cinematografica, a qualcuno di noi è precluso poter dire che un film è brutto?
Qualche altro, invece, mi domanda - credo provocatoriamente - come mi sentirei al posto di questa persona e come reagirei all'asprezza di certe critiche. 
Sicuramente non chiederei, per il tramite di alcuno, la rimozione dal blog di fotografie e/o di opinioni negative, né andrei in tour per piatire il conforto e la solidarietà altrui (eviterei, in particolare, il supporto di qualche acidula comare della piazza che, pedagogicamente parlando, spicca soltanto per la poco invidiabile capacità di trasmettere alla propria prole le deprecabili tare caratteriali da cui è affetta). Sicuramente mi interrogherei sulle motivazioni da cui traggono linfa le analisi poco favorevoli ma, infine, riuscirei ad accettare abbastanza serenamente il fatto di non poter piacere a qualcuno. Come realmente mi accade ogni qualvolta, navigando in rete, incappo in commenti poco lusinghieri sulla qualità complessiva del mio blog: ma, dopotutto, se ho la pretesa di propormi pubblicamente, sono cose che ci stanno e anch'io, a mia volta, ci devo stare.

E, comunque, diciamoci la verità, anonimi e palesi interlocutori: le mie valutazioni sono acqua fresca rispetto alle irripetibili opinioni dispensate con scarso senso diplomatico da chi ha avuto la (s)ventura di assistere a certe rappresentazioni teatrali e non era legato da rapporti di parentela o stretta amicizia con chi si è malamente esibito.

Poi, in linea generale, non capisco perché, fra le altre cose (mi e vi risparmio l'imbarazzante elenco), questa persona possa liberamente permettersi, da tempo immemore, svariati gratuiti tentativi (anche se solitamente destinati a scarsi esiti) di mettere in cattiva luce chiunque non rientri nel suo entourage o le sia poco accondiscendente (in un caso che mi riguarda, per esempio, ha vanamente tentato di mettermi in ridicolo con le mie stesse nipoti) e io, invece, non dovrei concedermi la libertà di scrivere che assistere alle sue esibizioni costituisce, per l'animo di tanti (e sottolineo tanti) spettatori, una vera e propria pena (con scatto delle pene accessorie se nell'offerta artistica sono incluse anche le figlie).

Concludo ricordando quanto sosteneva Fëdor Dostoevskij: se si vuole conoscere una persona, non si deve prestare attenzione al modo in cui sta in silenzio o parla o piange o se è animata da idee elevate, ma bisogna guardare, piuttosto, al modo in cui ride. E il modo di ridere di cui è capace questa persona, fa soltanto rabbrividire... 

   

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sabato 31 agosto 2013

Il Sabato sauro del villaggio - Riflessioni su quel che ci accade a nostra insaputa o meno


L'editoriale di Sabato scorso ha provocato qualche mal di pancia a chi, evidentemente, si è riconosciuto quale destinatario degli strali lanciati nel medesimo, tanto da ingolfarmi la casella dei commenti con una grande varietà di insulti mista alla presunzione di insegnarmi cosa sia l'amore, giacché - a parere degli anonimi mittenti - si tratta di qualcosa che mi è del tutto sconosciuta. Non pubblicando le suddette critiche, rendo un immeritato favore ai miei contestatori, tutelandogli - di fatto - una reputazione che, al momento, è pari a zero, ma che - divulgando certe esternazioni - scenderebbe ai numeri relativi negativi: come testimonia il documento sottostante, infatti, anche certi bambini di età compresa fra i 4 e gli 8 anni sono in grado di chiosare sull'amore in maniera più illuminata rispetto a gente della zona Sbarre Centrali in Reggio di Calabria che, di anni, ne vanta almeno 35 o qualcosa in più.

L'amore secondo i bambini (da un recente studio psicologico italiano svolto intervistando bambini dai 4 agli 8 anni)

Carlo (5 anni) - L'amore è la prima cosa che si sente prima che arrivi la cattiveria

Rebecca (6 anni) - Quando nonna aveva l'artrite e non poteva più mettersi lo smalto, nonno lo faceva lui per lei, anche se l'artrite ce l'aveva pure lui. Questo è l'amore!

Luca (4 anni) - Quando qualcuno ci ama, il modo che ha di dire il nostro nome è diverso: sappiamo che il nostro nome in quella bocca lì è al sicuro!

Martina (5 anni) - L'amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo si mette il dopobarba e poi escono insieme per annusarsi.

Gianluca (6 anni) - L'amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte all'altra, senza volere che l'altra te le dia a te.

Tommaso (4 anni) - L'amore è quella cosa che ci fa sorridere, anche quando siamo stanchi. 

Giovanna (5 anni) - L'amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima lei, per assicurarsi che sia buono.

Michele (8 anni) - Se vuoi amare, devi cominciare da un amico che detesti. 

Fabiana (4 anni) - L'amore è quando una donna vecchia e un uomo vecchio sono ancora amici anche se si conoscono bene.

Annamaria (4 anni) - L'amore è quando il mio cane mi lecca la faccia anche se l'ho lasciato da solo tutta la giornata.

Jessica (8 anni) - Non bisogna mai dire "Ti amo" se non è vero, ma se è vero bisogna dirlo tante volte, altrimenti le persone se lo dimenticano.

  

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